Etica e sport:: un binomio inscindibile per i giovani

Alla serata organizzata dal Panathlon Club di Franca Casati il relatore è stato il professor Maurizio Mondoni. "Il successo è tangibile, ma il fair play è invisibile"

Un'immagine della serata (foto Gianmaria Italia)

Etica e sport, ovvero come coniugare valori e competizione: perchè "lo sport deve insegnare a vincere e a perdere, e perdere migliorandosi è come avere vinto". Se ne è parlato ieri sera all'Hote de la Ville alla cena conviviale del Panathlon Club, associazione internazionale presieduta a Monza da Franca Casati. A tenere la "lezione"  è stato il professor Maurizio Mondoni, che ha ricordato come "allenare sia difficile, perchè ci vuole umiltà, ma educare allenando lo è ancora di più".

Secondo Mondoni, "occorre ripensare allo sport in una dimensione più nuova e moderna" dove sono tre i capitoli da coniugare: istruire, allenare e, appunto, educare". Ma resta il tallone d'Achille: in Italia di sport si parla molto, ma se ne pratica poco. Le 480 ore annuali nelle scuole della Penisola sfigurano al confronto delle 969 di Lussemburgo e Portogallo, 1000 dell'Olanda, 1560 della Svizzera e le 1700 della Francia. L'etica nello sport può però avere precisi riferimenti, che nel corso della serata sono emersi. "la distinzione tra agonismo e antagonismo, e tra confronto e  scontro sono punti ineludibili. E giova ricordare che il successo è tangibile, ma il fair play è invisibile".

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Il Panathlon Club, associazione internazionale di sportivi animati da alti principi etici, a Monza può vantare tra gli iscritti campioni del calibro di Fiorenzo Magni e Gianni Bugno, ma anche personaggi di rilievo nel mondo dello sport come Paolo Guaitamacchi di Sias e amministratori del territorio. A febbraio, su proposta dell'associazione, il Comune di Monza ha intitolato una piazza al grande alpinista Walter Bonatti.

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