"Qui pioveva dentro": il restauro, la rinascita e ora le sale vuote. Ecco la Villa Reale oggi

Viaggio attraverso le sale silenziose e vuote della Reggia di Monza dopo la risoluzione del contratto di gestione ventennale tra Consorzio e concessionario privato. Navarra: "Amareggiato"

"Sei anni fa in queste stanze ci pioveva dentro e la villa era abbandonata: calcinacci, legni per terra, stoffe strappate. Grazie al lavoro fatto e le risorse investite, oltre 10 milioni di euro, la Reggia oggi è così come la vediamo". A parlare è Attilio Navarra, il concessionario privato che ha riconsegnato le chiavi della Villa Reale al Consorzio, mettendo di fatto fine con 14 anni di anticipo al contratto di gestione della Reggia di Monza in collaborazione con l'ente pubblico. Parole condite da amarezza e dispiacere, pronunciate mentre cammina sotto le travi del Belvedere della Reggia, l'ultimo piano della Villa Reale con le finestre che affacciano sull'immensa distesa verde del Parco e che un tempo ospitava il Triennale Design Museum.

Ora la Villa Reale dietro le sbarre del cancello dell'Avancorte chiuso con un lucchetto appare silenziosa, maestosa e vuota. Senza mostre, con le stanze ormai prive degli arredi: niente bookshop, nessuna poltroncina o libreria e nemmeno i pannelli espositivi. Senza più visitatori, nel mezzo di una pandemia che ha segnato anche le sorti del complesso monumentale che da venerdì scorso è tornato nelle mani del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, con il tramonto dell'esperienza di gestione di partenariato pubblico-privato avviata solo sei anni fa con la società Nuova Villa Reale Spa.

Un finale senza lieto fine per la favola di rinascita della Reggia di Monza iniziata l'8 settembre 2014 con la riapertura al pubblico dopo anni di restauri e investimenti milionari e tramontata troppo presto a causa delle difficoltà di gestione e il contenzioso tra il consorzio e il concessionario. Ragioni diverse, posizioni divergenti e mancati introiti rivendicati per milioni di euro ma un solo risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti: la storia recente della Villa Reale di Monza è tutta da riscrivere e il futuro da progettare e realizzare. Un futuro che con la risoluzione del contratto con il concessionario vede il complesso tornare in mano pubblica.

Le difficoltà, come ribadisce il concessionario mostrando gli spazi ormai vuoti, erano iniziate molto prima della crisi che ha portato alla risoluzione del contratto. Molto prima che la Reggia riaprisse e che nelle sue sale arrivassero mostre in grado di attirare decine di migliaia di spettatori, come nell'ottobre 2014, con la prima grande esposizione che portò a Monza gli scatti del celebre fotografo Steve McCurry. Centoventunomila presenze, numeri da record che difficilmente le iniziative successive riuscirono ad eguagliare fino all'ultima, la mostra Royal Dalì: la sfortunata esposizione che solo qualche giorno fa è stata smantellata dal Belvedere della Reggia, inaugurata a dicembre dello scorso anno e fermata subito dalla pandemia e poi dalla mancata riapertura (con polemiche) da parte del concessionario degli spazi senza possibilità di accesso per la visita all'allestimento. 

La favola senza lieto fine della rinascita della Reggia 

Ancora prima della fastosa inaugurazione uno scambio di missive gettava ombre sulla possibilità di collaborazione e di gestione del complesso. "Il perdurare dell'inerzia del Consorzio, a pochi mesi dall'ultimazione dei lavori del I Lotto e dalla decorrenza del periodo di gestione ventennale aveva destato forti preoccupazioni che ha già formalizzato con primari operatori contratti di notevole rilievo economico per circa la metà della porzione della Villa Reale di propria competenza" si legge in una lettera del gennaio 2014. "Nonostante le rassicurazioni avute sull'avvio del progetto complessivo di recupero perdura la vostra inerzia al riguardo" recita una lettera protocollata e datata 28 marzo 2014, sei mesi prima dell'inagurazione.

“Il partenariato pubblico e privato purtroppo non è mai partito - aveva specificato Attilio Navarra-. Il Consorzio è stato indifferente a tutte le nostre necessità e richieste e ci ha portati all'esasperazione, conducendoci all'unica strada per noi percorribile: restituire le chiavi della Reggia. Abbiamo investito molto: tempo, personale e competenze e i risultati sono riscontrabili, abbiamo la testimonianza di quello che abbiamo trovato 6 anni fa e di quello che restituiamo oggi. Noi siamo sempre stati considerati un affittuario, un affittuario ingombrante e per diversi anni abbiamo sofferto di una mancanza di interlocuzione e di collaborazione che era un presupposto fondamentale”

"Noi abbiamo investito 10 milioni di euro e oggi il pubblico si trova una villa restaurata e un privato dimissionario, obbligato ad andar via" ha aggiunto. Negli anni poi sono cambiati i contratti di concessione degli spazi in gestione, tra cui quello relativo al ristorante. "Il motivo per cui in sei anni abbiamo alternato tre società diverse? I clienti purtroppo non possono nemmeno venire a bere un caffè o a pranzo perchè rischiano 110 euro di multa perchè manca un parcheggio, intervento previsto e mai realizzato" conclude Navarra.

navarra villa reale-2

Tra le "gravi inadempienze" contestate dal consorzio inoltre c'è stata la mancata riapertura degli spazi espositivi museali della Villa di competenza. "Abbiamo inviato diverse pec per chiedere un urgente incontro per la definizione dei protocolli di sicurezza e prevenzione covid per programmare la riapertura ma non abbiamo avuto risposta" ha precisato Navarra. Nei documenti inoltre si fa riferimento al contenzioso e alla richiesta di liquidazione per il recesso dal contratto avanzata già nel novembre 2019 e alla "attesa di liquidazione delle somme spettanti" (nella misura di 8 milioni di euro poi scesi a 4 in sede di accordo bonario). E sul conto dell'affaire Villa Reale ci sono anche bollette non pagate con utenze scoperte per 100mila euro e scambi epistolari che riportano all'attenzione la mancata riapertura dei cancelli da parte del concessionario al seguito della riapertura degli spazi museali del consorzio (gli appartamenti reali) con "grave danno di immagine ed economico" con il Consorzio costretto a "rimborsare il biglietto al legittimo proprietario" che all'epoca aveva trovato i cancelli dell'Avancorte chiusi.

Cosa c'è nel futuro della Reggia? 

Il passato ormai è storia già scritta e resta solo l'amarezza, imballata anche questa dentro scatoloni finiti in un deposito insieme agli arredi realizzati dall'achistar Michele De Lucchi che ora andranno all'asta. E adesso la Villa Reale ha davanti a sé un'altra sfida: rinascere. Un'altra volta. L'obiettivo è quello di riaprire - confermano dal consorzio - riaprire presto. "Appena l'emergenza sanitaria sarà finita la Villa Reale riaprirà al pubblico" ha annunciato il sindaco di Monza e presidente del Consorzio Dario Allevi. 

“Vogliamo aprire al più presto la fase due – ha spiegato il primo cittadino monzese – L’obiettivo è spalancare le porte della Reggia ai visitatori in primavera, compatibilmente con le restrizioni della pandemia. Stiamo lavorando a spron battuto per restituire al più presto a Monza, alla Lombardia e al Paese un gioiello artistico, architettonico e paesaggistico unico e recuperare il tempo perduto”. La gestione sarà - almeno in prima battuta - diretta e sulle prospettive future di riapertura della Villa Reale al momento ci sono solo progetti che ancora devono prendere forma e a cui si sta lavorando. "In questi giorni abbiamo ricevuto tantissime manifestazioni di vicinanza e solidarietà da parte di associazioni, realtà imprenditoriali e privati e siamo aperti al dialogo e all'ascolto" ha aggiunto Allevi. "Credo che non sia fallita un'idea, quella del partenariato pubblico-privato ma abbiamo avuto la sfortuna di trovare il partner sbagliato" aggiunge con una vena di polemica amarezza Allevi. "E' una sfida che ci affascina ma che ci fa anche tremare i polsi" conclude. 

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