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Intubato a 25 anni a Monza per covid, il volontario: "Gli sto portando il telefono per sentire i suoi cari"

Tra i servizi dei volontari della Protezione Civile Monza Soccorso anche attività di assistenza a famiglie in quarantena. Il monito del volontario: "State attenti"

 

Intubato a causa del coronavirus a 25 anni. Succede davvero, a Monza. Dietro i numeri del contagio e le cifre dell'emergenza ci sono storie, volti e persone che vivono sulla propria pelle l'incubo del virus. E accanto a loro quelle degli "eroi" in corsia e dei volontari che nel silenzio lavorano per non lasciare solo nessuno. E proprio per questo in una domenica mattina di sole in una Monza svuotata dal lockdown Luca Villa, responsabile della Protezione Civile Monza Soccorso, ha raggiunto l'ospedale San Gerardo per una consegna speciale: far arrivare a un ragazzo il suo cellulare per permettergli dopo giorni di isolamento in terapia intensiva di parlare con la sua famiglia, di sentire la voce dei propri cari.

"Sono all'ospedale San Gerardo. Sto andando a consegnare un cellulare a un ragazzo che non conosco e che molto probabilmente mai conoscerò ma so che ha 25 anni e finalmente dopo 4-5 giorni di intubazione può telefonare e sentire la voce rassicurante dei propri cari e dei propri amici" spiega Villa che rivolge anche un appello alla prudenza.

"Mi raccomando se non volete essere uno dei destinatari di questo cellulare cercate di rispettare i protocolli perchè colpisce sempre più ragazzi giovani" ha detto camminando verso il reparto. 

Dopo l'intensa attività che ha visto impegnati i volontari a marzo, durante i giorni neri della pandemia ora Monza Soccorso è tornata in pista per fronteggiare l'emergenza della seconda ondata e prestare assistenza e supporto alle famiglie in quarantena a Villasanta. Tra le attività dei volontari appunto la consegna di abiti ed effetti personali ai parenti delle famiglie in isolamento ricoverati negli ospedali.

"La fascia d'età si è abbassata e ora ci sono molto contagi tra persone giovani" spiega Villa. "Prima portavano in ospedale dentiere, occhiali e ora invece tablet, riviste e cellulari: oggetti che ti fanno capire che sono cambiati i destinatari". 

"Nono conosciamo i volti delle famiglie in quarantena perchè ci parlano da un citofono e da una porta chiusa e nemmeno dei pazienti in ospedale ma capiamo che si tratta sempre più spesso di persone giovani" aggiunge. Solo a Villasanta ci sono stati 209 positivi (e 14 decessi causati dal virus). Sono 51 le famiglie in isolamento e a loro presta assistenza la squadra di Monza Soccorso che conta su 18 volontari e altri sei in arrivo al termine della frequenza del corso di formazione. Non tutti però possono stare in prima linea. Si tratta infatti di una attività di supporto fondamentale ma delicata che espone al rischio di contagio i volontari stessi che nonostante la paura sono comunque pronti a tendere una mano. "Abbiamo individuato cinque persone che per età e per condizione sono idonei a svolgere questo compito: l'obiettivo principale è quello di non contagiare i propri cari e quindi abbiamo evitato di coinvolgere persone a contatto con soggetti anziani. E le squadre quando la chiamata arriva sono pronte a rispondere. 

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