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Immagine di repertorio

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"Voglio avere un compagno di banco, avere paura di una verifica", la lettera di Alice che chiede di tornare a scuola (e a vivere)

Studentessa monzese di 16 anni, Alice ha scritto una lettera per far sentire la propria voce e chiedere di poter riavere la sua vita fatta di scuola, compagni, piccole gioie anche paure da affrontare. Di tutta quella vita che da un anno anche agli adolescenti è stato chiesto di mettere in pausa

La parola di conforto di un'amica poco prima di un'interrogazione che spaventa, quella domanda all'ultimo prima che una verifica venga posata sul banco e si resti soli con le proprie risposte e un foglio bianco. Le chiacchiere all'intervallo, le confidenze al suono della campanella. E i pomeriggi di studio insieme, lo sport e tutta quella vita che a sedici anni bisogna solo andare a rincorrere. 

Non solo lezioni ma anche emozioni e piccole gioie messe in stand-by ormai da un anno, risate e anche lacrime, delusioni e sofferenze che ora i ragazzi vogliono tornare a vivere. A chiederlo, a gran voce, con una lettera scritta insieme alla mamma e pubblicata sui social, è stata Alice F., 16 anni, studentessa monzese.

Voglio avere un compagno di banco! Voglio tornare a studiare e trovarmi con i miei compagni. In questo modo io non riesco a costruire il mio futuro, mi state chiudendo in casa e mi state obbligando a stare dentro a un video. Non lo faccio più! Voglio tornare alla normalità!

Voglio fare a gara per prendere il posto all’ultimo banco, voglio avere freddo in classe, voglio elemosinare la merenda perchè l’ho dimenticata come sempre, voglio non andare in bagno perché la prof non mi fa andare perché deve finire di spiegare! Voglio sentire il professore che mi guarda in faccia e mi spiega e mi rispiega la lezione! Voglio avere l’ansia della verifica perché so che non riuscirò a copiare e si baserà tutto sulle mie capacità!

Alice frequenta il terzo anno del Liceo Scienze Applicate presso l'istituto Maddalena di Canossa di Monza e confidava di poter rientrare in classe al termine delle vacanze di Natale, come annunciato tempo fa dal governo, e di riappropriarsi di qualche pezzo di normalità. Giovedì poi, dopo aver appreso dell'ennesimo rinvio deciso da Regione Lombardia con il posticipo al prossimo 25 gennaio per la didattica in presenza delle superiori, la crisi. 

"Da quando è iniziata la pandemia ha voluto seguire direttamente le notizie sul tema, leggendo lei stessa gli articoli e iscrivendosi alle newsletter dei principali quotidiani. Ieri poi dopo l'annuncio del rinvio del rientro in classe ha avuto una crisi, ha pianto e le ho suggerito di scrivere quello che sentiva, per farsi ascoltare. Lei piangeva e io scrivevo" racconta la mamma. 

"Alice non vuole più vivere la sua vita dietro a uno schermo e sente che tutto quello che sta perdendo dei suoi sedici anni nessuno glielo restituirà più". La lettera è stata inviata anche alla scuola che in tutti questi mesi Alice ha sentito presente e vicina e il preside ha chiamato l'alunna per dimostrare tutta la sua solidarietà. 

"Mi manca andare a scuola la mattina, camminare, uscire di casa anche se fa freddo" spiega la ragazza. "Voglio poter vivere una vita normale perché quello che sto facendo non lo è. Sono fortunata perchè in questi mesi ho sempre continuato a praticare almeno il mio sport al maneggio ma vedo compagni che sono costretti a stare a casa tutto il giorno. Mi manca condividere momenti belli ma anche brutti: voglio sentire l'ansia per una interrogazione e voglio poter andare in bagno con una amica per tranquillizzarmi, mancano le verifiche a sorpresa. Mancano anche tutte queste piccole cose che sembrano ostacoli ma di cui alla fine si sorride".

Voglio tornare nei corridoi della mia scuola e incontrare quella che odio o il ragazzo più bello della quinta! Voglio andare a fare ginnastica ai parchetti e tornare infreddolita e sentire il caldo della scuola e rientrare in classe e dover spalancare le finestre per non sentire l’odore dei miei compagni, ma ridere e scherzare anche solo i pochi minuti prima della prossima lezione! Lo so che è inutile! Perché non lo leggerà nessuno, chi mi ascolta chi ascolta una su tanti .. magari tanti altri hanno ormai voglia di stare a casa e i prof che pensano di riuscire a controllarci tra mille web cam, ma io non ne posso proprio più.. ! Non capisco perché, perché allora andare a scuola ma intanto sono sempre lì anche io da marzo e poi da ottobre.. Non ho più voglia di seguire le lezioni, mi pesa tutto. Riaprono i bar, i centri commerciali .. ma non riaprono le scuole! Vedo i ragazzi e i bambini che vanno a scuola e la loro vita sembra quella di sempre! Non capisco perché anche noi, anche per poco, anche per pochi giorni non possiamo tornare alla vita normale!

E di fronte alle difficoltà i ragazzi cercano anche soluzioni, come l'ipotesi di utilizzare le navette che in occasione del Gran Premio di Monza vengono messe a disposizione per risolvere il problema del trasporto pubblico o ancora lo studio di un orario scaglionato che permetta agli studenti di essere presenti, a scuola, anche solo per qualche ora al giorno alternando la didattica in presenza con quella digitale.

Il problema è il trasporto? Perché ci sono le navette quando si tratta di Gran Premio e non ci possono essere dei pullman dietro i pullman di linea? Non possiamo tornare anche solo a giorni alterni? In due gruppi? Perché trattarci come se fossimo sempre i sacrificabili.. a scuola o a Natale siamo quelli che in famiglia non fanno tornare i conti perché abbiamo più di 14 anni!!! Io non voglio più fare la DAD fino a che non si può tornare a scuola, studierò tutto e tutti i giorni ma per me stessa.

A far rabbia ad Alice non è soltanto il silenzio riguardo alla mancata riapertura delle scuole per gli istituti superiori ma anche l'assenza di prospettive di parte della sua generazione. "Alcuni compagni preferiscono stare a casa perchè con le verifiche è più facile copiare ma fuori il mondo reale non è così e bisogna mettersi in gioco. E andando a scuola, mettendosi alla prova, questo lo si impara".

"Come a tutti anche ai ragazzi in questa situazione di emergenza e di pandemia è stato chiesto di adeguarsi a regole e limitazioni, come ai bambini che hanno dovuto imparare ad andare a scuola con la mascherina. Ma gli adolescenti stanno sacrificando scuola, sport, vita sociale e serale e gli abbiamo praticamente chiesto di rinunciare a tutto. I bambini almeno continuano ad andare in classe, gli adulti a lavorare" - aggiunge la mamma di Alice - "Bisogna ragionare un attimo riguardo ai sacrifici richiesti a questa fascia d'eta e concedere qualcosa".

I ragazzi hanno dimostrato di aver appreso con senso di responsabilità lezioni che nessuno gli ha impartito, di essere cresciuti magari un po' più in fretta mentre gli si chiedeva di mettere la loro vita in pausa, di aver ascoltato anche il silenzio di tutte le risposte alle loro richieste che non sono mai state ascoltate. Adesso però aspettano di poter tornare a fare ciò di cui hanno diritto: tuffarsi nella vita, riprendersi la loro adolescenza. In una parola: vivere.

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