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Domenica, 26 Giugno 2022
Coronavirus

L'ospedale brianzolo che ha scoperto la "posizione" per salvare i pazienti covid

Si chiama "Posizione del pensatore di Rodin". Lo studio pubblicato anche su una prestigiosa rivista scientifica

L'intuizione "artistica" è stata corretta. Quella posizione semiprona ha avuto effetti "miracolosi" sui pazienti con problematiche respiratorie legate al covid. Esiti talmente positivi che lo studio è stato pubblicato due mesi fa anche sulla prestigiosa rivista scientifica American Journal of Respiratory and Critical Care medicine. 

È stata chiamata la “Posizione del pensatore di Rodin” -  in analogia alla celeberrima statua esposta nell’omonimo museo parigino - che assunta dai pazienti covid con problemi respiratori ha dimostrato un significativo miglioramento della saturazione di ossigeno. Tutto inizia ormai due anni fa quando i medici e gli infermieri combattevano a mani nude e a suon di intuizioni contro quell'infezione che continuava a riempire i letti di terapia intensiva. Quella maledetta infezione che ogni giorno portava in ospedale pazienti con serie insufficienze respiratorie. Proprio in quei primi mesi di battaglia contro il covid le competenze degli anestesisti, dei rianimatori, degli pneumologi e degli esperti di chirurgia toracica sono state provvidenziali. E proprio in quei mesi in cui si tentava il tutto per tutto si è provata anche la cosiddetta "Posizione del pensatore di Rodin" cioè la posizione semiprona del paziente seduto a fianco del letto con le braccia e il tronco appoggiati sul materasso.

Il ruolo fondamentale del casco cpap

“All’inizio della pandemia - spiega il professor Giuseppe Foti, direttore del Dipartimento di  emergenza urgenza dell'ospedale San Gerardo e professore associato di Anestesiologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca-  quando eravamo sommersi dai pazienti covid,  dovevamo trovare un modo per migliorare la saturazione di ossigeno di questi pazienti che fosse facilmente applicabile nei reparti di degenza. Sicuramente il casco Cpap che è stato proposto e studiato già molti anni fa dal nostro gruppo e ora è utilizzato in  maniera estensiva sia in Italia sia all’estero, ci ha dato una grande mano, ma si tratta di una tecnica che richiede un certo carico assistenziale, richiede competenze specialistiche e non  è sempre facilmente tollerata per lungo tempo dai pazienti". 

Il tentativo con la posizione prona

Ma proprio in quei mesi in cui tanti medici e infermieri erano a casa colpiti dal covid bisognava trovare un'altra via per salvare le centinaia di vite che ogni giorno arrivavano nel nosocomio di via Pergolesi. A quel punto i clinici hanno deciso di applicare una tecnica che da anni è consolidata in terapia  intensiva nei pazienti sedati ed intubati: la posizione prona.  “L’abbiamo applicata invece nel paziente sveglio ricoverato nel reparto di degenza ordinaria - prosegue il professor Foti -. L’effetto è stato immediatamente evidente: la saturazione di ossigeno dei pazienti  migliorava in maniera molto vistosa e clinicamente significativa. Non c’è voluto molto a convincere tutti i colleghi dell’ospedale, non specialisti e non abituati a queste tecniche, che  era utile. Anzi devo dire che è stata proprio accolta con entusiasmo e rapidamente  implementata nella routine clinica".

Una metodica pubblicata anche sulla rivista Lancet e che ha visto un grande seguito anche dai colleghi in Italia e all'estero. Di recente è stato pubblicato uno studio multicentrico internazionale che è riuscito a  dimostrare che la posizione prona in respiro spontaneo nei pazienti con polmonite covid è in grado di ridurre il ricorso all’intubazione endotracheale e al ricovero in terapia intensiva. Prima si interviene e meglio è. Gli studi hanno dimostrato che  la posizione prona è tanto più efficace quanto più  precocemente applicata e quanto più a lungo è mantenuta nell’arco delle 24 ore (almeno 8 ore nell'arco della giornata).  

La posizione del pensatore di Rodin

“Malgrado questi ottimi risultati - continua Foti - i miei collaboratori hanno comunque notato che talvolta può non essere semplice mantenere la posizione prona per periodi prolungati.  Hanno pertanto pensato ad una posizione alternativa che potesse mantenere gli stessi  vantaggi della posizione prona e fosse più facilmente tollerata dal paziente. Il paziente si trova seduto a fianco del letto con le braccia e il tronco appoggiati sul materasso in maniera  da assumere una posizione semiprona e l’hanno chiamata 'Posizione del pensatore di Rodin'. Anche in questo caso si è osservato un rapido e significativo miglioramento della 
saturazione di ossigeno che ha immediatamente ottenuto il consenso dei pazienti e degli  operatori sanitari”. 

Al momento non è ancora possibile dire  se questa strategia è in grado di ridurre il ricorso al ricovero in terapia intensiva e  all’intubazione tracheale. Per saperlo sarà necessario effettuare ulteriori studi multicentrici.  “Quello che però posso dire sin da ora è che la tecnica ha affiancato e sta soppiantando la tecnica di pronazione nella gestione dei pazienti con polmonite covid nei reparti di degenza ordinari in quanto più tollerata dai pazienti”, precisa il professor Foti. 

Una posizione anche per i malati seguiti a casa

Una posizione che certamente potrebbe essere adottata anche dai pazienti seguiti a casa. “Molti di noi assumono regolarmente la posizione prona durante il sonno - conclude il primario -. Ovviamente quello che non sappiamo è  se tali tecniche potrebbero avere un effetto positivo sul decorso della malattia. Certamente  credo varrebbe davvero la pena studiarne l’effetto anche in questi settings”.

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