Monza Reale

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La storia dell’Autodromo di Monza, il “tempio della velocità”

L’Autodromo fu costruito in soli centodieci giorni e l’onore di inaugurarlo fu riservato a Pietro Brodino e Felice Nazzaro. Ecco come, dal 1922, l’Autodromo è diventato il “tempio della velocità”

L'Autodromo fu costruito nel 1922 - Foto motoremotion

Ed anche quest’anno è arrivata la settimana del Gran Premio di Formula 1.

Credo che ogni monzese abbia qualche ricordo particolare legato a queste giornate: la città affollata, il traffico intenso, il rombo dei motori, gli stranieri in giro per la città, il Cavallino rosso che domina, l’attesa della gara, le notti dentro al parco, gli innumerevoli eventi. Monza diventa gioia e passione, rosse come la Ferrari. Monza torna ad essere viva.

Il nostro autodromo, forse troppo dimenticato durante l’anno, riprende vita e torna ad emozionare: un circuito importante, sia per le sue caratteristiche che per la sua storia, non per niente denominato il “tempio della velocità” e della passione.

Andiamo un po’ a scoprire insieme come è nato e le sue vicende.

Si è deciso di costruire l’autodromo di Monza nel gennaio del 1922 per celebrare i 25 anni dell’Automobile Club Milano ed in solo 110 giorni fu terminato.

Il primo giro di pista fu percorso da Pietro Brodino e Felice Nazzaro su una Fiat 570. All’inizio si voleva un circuito a forma di otto ma poi si pensò di non abbattere troppi alberi e di sfruttare le strade preesistenti nel Parco reale.

I primi anni si verificarono diversi incidenti mortali ed iniziarono così le prime modifiche al tracciato per cercare di ridurre la velocità: nel 1935 per esempio si diede vita al circuito Florio grazie al disegno di Vincenzo Florio che univa alcuni tratti dell’anello e dello stradale con delle chicanes.

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Nel 1939 l’autodromo subì delle modifiche molto importanti: l’anello di alta velocità venne demolito e la pista stradale fu cambiata spostando più avanti la curva del Vialone. Un nuovo rettilineo, chiamato “rettifilo centrale”, conduceva a due nuove curve a gomito che immettevano sul rettilineo di arrivo, collocate all’altezza della vecchia sopraelevata Sud. La lunghezza del percorso divenne così di 6300 metri.

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