Omaggio ad Anselmo Bucci al MAC di Lissone

La mostra

Riprendendo una tradizione dello storico Premio Lissone, che negli anni Sessanta dedicava piccole ma significative mostre retrospettive ad artisti come Atanasio Soldati, Osvaldo Licini e Mario Sironi, in occasione del Premio Lissone 2014 si è deciso di allestire una sala con una decina di opere di Anselmo Bucci.

L'allestimento a cura di Alberto Zanchetta sarà visitabile dal 25 ottobre (inaugurazione ore 18) fino al 6 dicembre. 

L'esposizione intende commemorare l'amore per le arti pittoriche e incisorie di questo importante maestro del secolo scorso; omaggio che ha anche una ragione storicistica riconducibile alla provincia briantea, in quanto l'artista si era trasferito per breve tempo a Monza, nel 1904, per poi trascorrervi i suoi ultimi anni di vita. Artista pluripremiato e poliedrico, Bucci è stato un pittore eccelso, un instancabile disegnatore, un formidabile incisore e uno stimato scrittore, oltre che un assiduo viaggiatore, curioso e onnivoro, proprio come il suo sguardo. Nelle numerose scorribande, dalla Francia al Belgio, dall'Olanda all'Algeria, l'artista non trascurò di girare in lungo e in largo anche il Bel Paese, traendone un memorabile Voyage en Italie.

Cronista dei grandi conflitti mondiali, Bucci ha conosciuto i più importanti protagonisti del XX secolo, associando una buona parte della sua nome a al gruppo Novecento - la cui definizione è riconducibile proprio a lui - abbandonandone però anzitempo le fila, trovandosi in disaccordo con l'ideologia professata dalla Sarfatti. Malgrado Bucci abbia scontato nel secondo dopoguerra un immotivato ostracismo da parte dei critici e dei mercanti d'arte, rivedere le sue opere a distanza di tempo è una giusta e utile occasione per apprezzarne i solidi e severi valori pittorici, la figurazione monumentale e celebrativa, quel fiero nazionalismo che si opponeva agli speri-mentalismi avanguardistici.

Le opere scelte per l'esposizione lissonese appartengono agli anni degli esordi, in particolare al soggiorno parigino, come testimonia L'autoritratto a 22 anni del 1909. A questo periodo si ricollega anche il disegno di Amedeo Modigliani dedicato "all'amico Bucci" che suggella il legame tra questi e il filosofo Mario Buggelli (è nel novembre del 1906 che i due, affiancati dall'amico Leonardo Dudreville, si avventurarono alla volta di Parigi, allora capitale mondiale dell'arte). Relativi alla fase fauve e simbolista del nostro peintre et écrivain, i dipinti denotano un'impostazione classica, innervata però da una forte aspresività e da un'invidiabile sapienza coloristica. 

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