Lealtà Azione risponde alle accuse

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato integrale di Lealtà Azione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

Riceviamo e pubblichiamo.

Lealtà-Azione avrebbe ben preferito proseguire con la sua usuale attività, che è fatta di eventi storico-culturali e solidarismo verso le vittime della pedofilia, verso i terremotati dell'Emilia, verso gli amici a quattro zampe ed altre che non staremo ad elencare per amor di brevità. Avrebbe preferito potersi concentrare sulla sua prossima iniziativa, una raccolta di materiali per il primo asilo italiano di Zara, nel solco dell'impegno verso gli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia che sempre l'ha contraddistinta. Tutte iniziative che sono facilmente riscontrabili sui nostri canali telematici. Purtroppo, giunti a tal punto, nostro malgrado ci vediamo costretti ad intervenire a seguito delle polemiche scaturite dall'iniziativa dell'ANPI, cui aderiscono PD, SEL e altre associazioni, che citano la nostra associazione sfruttando il ben noto strumento del dossier, in particolare un dossier edito dall' "Osservatorio" sedicente "democratico". Tale dossier è stato portato in piazza, con dei cartelloni che inoltre ci additavano come "vergogna di Monza", da ANPI e poi distribuito dal consigliere Gerosa ai colleghi consiglieri in occasione della presentazione di una mozione nel consiglio comunale del 7 C.M.. La qualità, le fonti ed i contenuti di tale dossier sono talmente ridicoli, così come risibile è il tentativo di associare il nostro nome a fatti rispetto ai quali siamo totalmente estranei, che avremmo potuto tranquillamente soprassedere ed ignorare la cosa. Tuttavia la reiterata diffusione di falsità sul nostro conto ed il fatto che il dossier riporti nomi e cognomi di (presunti) aderenti alla nostra associazione, secondo il ben noto schema delle liste di proscrizione così amato dagli estremisti di sinistra degli anni '70, rendeva in ordine alcune precisazioni. É sintomatico il fatto che il suddetto dossier sia stato "pubblicato" dall'"Osservatorio Democratico" coordinato da Saverio Ferrari, già condannato per atti di violenza politica connessi proprio con liste di proscrizione, i tristemente noti archivi di via Bligny. Altrettanto sintomatico il fatto che sul suo sito egli lamentasse tempo addietro la carenza di iniziative antifasciste a Monza. Infatti, in questo tipo d iniziative non si può vedere altro se non il tentativo ossessivo, da parte delle vetuste sentinelle di una guerra strisciante e sanguinosa, di cercare di riproporre una contrapposizione che ricrei il loro caro vecchio mondo di fanatismo, oggi in pezzi, in cui la loro esistenza trovava giustificazione. Ancor più squallido il tentativo di "trasmettere" questo odio e questa violenza ai giovani: forse sperano che qualcuno raccolga la loro vecchia spranga come simbolico testimone del passaggio generazionale. La storia dovrebbe insegnare quanto grave sia sottovalutare lo spostamento della dialettica politica dalla normale opposizione al piano dell'attacco personale in cui l'oppositore si tramuta in un nemico a cui non si può concedere nessuno spazio di agibilità e di cui si mette in dubbio anche il diritto ad esistere. Altro fine di queste iniziative è il tentativo di far terra bruciata intorno alla nostra associazione, usando la calunnia in assenza di argomenti concreti con cui contestare i contenuti delle nostre iniziative. Per questo vorremo anche ringraziare le numerosissime persone, che a titolo privato ed istituzionale hanno espresso solidarietà alla nostra associazione, che è fatta da studenti, operai, professionisti ed imprenditori ben integrati nel tessuto sociale cittadino, che da anni portano avanti iniziative sul territorio monzese e brianzolo e che non si capisce come d'improvviso sian divenuti la "vergogna di Monza". Quanto alla circostanza di cui riporta notizia il "Giornale di Monza" del 12/11/13 in cui durante un "presidio partigiano" (ripetiamo la data, per convincerci di non aver avuto per le mani un quotidiano del periodo bellico: dodici-undici-duemila-tredici) dei "probabili appartenenti a Lealtà-Azione" avrebbero minacciato i simpatici signori ivi convenuti e, per interposta persona, il consigliere Gerosa, essa non trova riscontro. Certo, diverte vedere come chi cerca di intimidire gli altri additandoli pubblicamente e fomentando l'odio nei loro confronti poi cerchi anche di attribuirgli il proprio vile modus operandi. Anche l'aggettivo "probabili" diverte: preciso e circostanziato, come tutte le ciance del superbo dossier di cui sopra. Di questo passo finiremo per leggere che nostri probabili militanti son stati visti (forse) ignudi danzare sotto un (probabile) noce, nelle notti di plenilunio (ma magari era a tre quarti), dedicandosi a commerci colli demoni e la prossima mozione non sarà rivolta al sindaco ma all'Inquisizione. Ora, se i "due minuti d'odio" sono finiti e hanno soddisfatto chi li ha congeniati e promossi, noi torneremmo a lavorare. Ad ogni modo, nei confronti di chi ha pubblicato, distribuito e divulgato il dossier ci riserviamo, sia come associazione, sia come singoli associati, la possibilità di tutelare la propria immagine e reputazione tramite gli organi e nelle sede competenti, come d'altronde già fatto in passato.

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