L'ultimo viaggio di Re Umberto I: cosa è successo a Monza il 29 luglio di 120 anni fa

Il 29 luglio ricorre l'anniversario del regidicio di Re Umberto I di Savoia, compiuto dall'anarchico Gaetano Bresci mentre il sovrano tornava in Villa Reale. Una data che ha cambiato la storia

S celebra il 29 luglio il 120° anniversario del regicidio di Umberto I: per l'occasione, Rai Storia trasmetterà un docufilm realizzato da Monza Regale.

Era il 29 luglio del 1900, infatti, quando l'allora re d'Italia Umberto I di Savoia fu assassinato dall'anarchico Gaetano Bresci, nel corso di una visita a Monza. L'attentato ai suoi danni, quello che decretò la sua morte, era il terzo che subiva: il monarca era già scampato agli agguati degli anarchici Giovanni Passanante (17 novembre 1878) e Pietro Acciarito (20 aprile 1897).

Il contesto in cui il regicidio avvenne era quello dei moti di Milano: tra il 6 e l'8 maggio 1898 la popolazione occupò le strade per protestare contro le condizioni di lavoro e contro l'aumento dei prezzi del pane. Antonio Starabba di Rudinì, allora alla guida del governo, conferì pieni poteri al generale Fiorenzo Bava Beccaris dandogli ordine di reprimere la rivolta. Il bilancio fu di 81 morti e 450 feriti tra i civili. Umberto I di Savoia conferì al generale l'onorificenza di Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia, in seguito ai fatti, e lo nominò Senatore del Regno. Furono tutti questi eventi a suscitare lo sdegno della popolazione, capitanata da Bresci. Il 29 luglio 1900, questi giurò di voler "vendicare i morti del maggio 1898 e l'offesa della decorazione al criminale Bava Beccaris". E così fece.

Operaio toscano classe 1869, Gaetano Bresci non era nuovo alla giustizia: le sue idee anarchiche lo avevano confinato sull'isola di Lampedusa per due anni, e lo avevano spinto ad allontanarsi dall'Italia per raggiungere gli Stati Uniti. L'arma che avrebbe poi usato per il regicidio la acquistò il 27 febbraio 1900 proprio lì, a Paterson: era una revolver Harrington & Richardson modello "Massachusetts" a cinque colpi, calibro 38, ed è conservata oggi all'interno del Museo Criminilogico di Roma. Il 17 maggio, Bresci salpò da New York in direzione Le Havre (Francia), tornò a Prato e girò per l'Italia per fare visita ai suoi parenti. Il 24 luglio affittò una stanza in una pensione di Milano, e il 27 si spostò a Monza: qui chiese una stanza, e si prese del tempo per perlustrare i dintorni di Villa Reale. Fino a compiere il gesto, due giorni dopo: il re, verso le 22.30, stavo per salire sulla carrozza che lo avrebbe riportato in Villa, dopo aver partecipato alla cerimonia di chiusura della società di ginnastica Forti e Liberi. Gaetano Bresci gli sì avvicinò, e lo freddò con tre colpi di pistola.

I funerali si tennero l'8 agosto 1900: dalla camera ardente allestita nella Villa reale il feretro di Umberto I venne portato alla stazione su un affusto di cannone preparato a Milano, dalla direzione d’artiglieria, e trascinato da sei pariglie di cavalli neri. Monza pianse così il suo re: la città si vestì di lutto, dalla stazione ferroviaria fino alle vie che portano alla Reggia, con una distesa di drappi neri che addobbavano finestre e balconi, mentre alcuni negozi si trasformarono in tribune.

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Ora Rai Storia ricorderà quel regicidio. Lo farà trasmettendo il docufilm "L'ultimo giorno del re" alle 14.05 e alle 20.25, e permettendo così di conoscere, anche a chi monzese non è, un pezzo di storia cittadina che cambiò anche le sorti d'Italia.

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