Ecco chi c'era e che cosa hanno trovato i poliziotti durante lo sgombero del centro sociale

Le immagini dell'interno dello stabile occupato di via Timavo

Quando gli agenti della questura di Monza alle 5.45 di martedì 1 agosto sono entrati nello stabile di via Timavo 12 occupato dal Foa Bocciaccio c’era solo una persona. Nel grande cortile sedie e tavoli di plastica, i bidoni per la raccolta differenziata, casse acustiche utilizzate, probabilmente, durante le serate di musica e durante gli incontri. E poi in un angolo un barbecue. Questo quello che hanno trovato all’alba i poliziotti della questura di Monza che sono entrati per sgomberare l’area.

 Lo sgombero è avvenuto all’alba di questa mattina, martedì 1 agosto, quando gli agenti della questura di Monza sono entrati nello spazio occupato  di via Timavo 12. Uno sgombero degli spazi occupati illegalmente dal luglio del 2021 per consentire ai proprietari dell’area gli interventi di messa in sicurezza. Infatti il forte maltempo ha causato un parziale scoperchiamento del tetto con pericolo di crolli e il rischio di contaminazione di fibre di amianto. Proprio come era stato denunciato alcuni giorni fa dai residenti di via Timavo che da oltre un anno sollecitano lo sgombero dell’area.

“Nella mattinata di lunedì 24 luglio - come riferiscono dalla questura di Monza - erano stati riscontrati i seri danni strutturali con scoperchiamento e compromissione dei tetti. All’alba di venerdì 28 luglio  I vigili del fuoco di Monza e il personale della Digos effettuavano una ricognizione constatando il rischio di crollo delle strutture ed eseguendo l’esame preliminare ai materiali scoperchiati, costituenti il tetto, che dava esito positivo alla presenza di “crisotilo”, detto anche amianto bianco”. A quel punto è stato convocato in questura il proprietario dello stabile per avviare con urgenza gli interventi di messa in sicurezza dell’area “per eliminare i rischi per la pubblica incolumità oltre che per gli stessi occupanti” precisano dalla questura.

La risposta dei militanti non si è fatta attendere. Con un post sul profilo Instragram. Uno sgombero che i militanti ritengono per pretestuosi motivi di sicurezza. "Le risposte non si faranno attendere", si legge sui social. 

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