"Caravaggio e Francesco. Davanti al dipinto" in Villa Reale

La tela recentemente riconosciuta come originale "San Francesco in meditazione" è esposta a Monza fino al 19 aprile con ingresso gratuito

L'opera esposta al Serrone

Non è solo un quadro. E' una tela di Caravaggio.

Un capolavoro dell'arte in mostra a Monza, per tutti e gratuito.

Il "San Francesco in meditazione" del maestro Merisi da mercoledì 1 aprile è esposto presso il Serrone della Villa Reale e sarà visibile fino al 19 aprile. L'allestimento dal titolo “Caravaggio e Francesco. Davanti al dipinto”, incentrato sull'opera appartenente al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, è stato promosso dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e da Il Cittadino di Monza e Brianza.

Due grandi a confronto che, sulla tela, si incontrano: la figura di Francesco e l'estro artistico carico di tensioni irrisolte dell'autore. Il percorso espositivo è costruito in maniera tale da guidare il visitatore: all'ingresso pannelli didascalici forniscono informazioni biografiche sulla figura del pittore vissuto tra il 1571 e il 1610, e cenni sull'opera, datata 1606, recentemente oggetto di una rivalutazione grazie al riconoscimento dell'autografia del quadro ora in mostra a Monza, ritrovato nella chiesa di Carpineto Romano nel 1967. 

Prima del ritrovamento dell'opera, successivamente riconosciuta come autografa di Caravaggio, si riteneva che il quadro originale fosse conservato nella sacrestia di Santa Maria della Concezione, la chiesa dei Cappuccini a Roma. Solo in epoca recente interventi di restauro, studi e radiografie hanno permesso di riconoscere lo spessore dell'opera e attribuirne la paternità in maniera inconfondibile, nel 2009, a Caravaggio grazie agli studi compiuti da Rossella Vodret, Carlo Giantomassi e Donatella Zari.

Procedendo nel percorso espositivo un breve video, nella prima sala, introduce idealmente al periodo storico corrispondente alla produzione romana del pittore e, in particolare, alla sua fuga da Roma dopo l'episodio di Campo Marzio attraverso i luoghi che hanno caratterizzato la sua produzione e le parole degli studiosi che si sono occupati della sua opera, a partire dal curatore della mostra, Andrea Dusio. 

Il corridoio che precede la sala che ospita il quadro, in un crescendo di attesa, presenta sulle due pareti laterali una carrellata di date ed eventi che raccontano la vita di Caravaggio mentre di fronte, sul lato opposto, alla figura del maestro si sovrappone quella del Santo, attraverso fonti che riprendono aspetti della sua vicenda.

Al termine dell'itinerario c'è l'opera, su un pannello in fondo all'ultima stanza, illuminata nel buio dell'ambiente. La luce contribuisce a dare valore all'essenzialità dei tratti e al significato del dipinto stesso che, inevitabilmente si lega al tema della meditatio mortis e del memento mori.

I tratti che consentono una sicura attribuzione a Caravaggio del quadro sono diversi. In primo luogo il cappuccio del Santo che è stato modificato dall'artista per renderlo ancora più simile a quello realmente indossato dai frati riformati, a differenza dell'originale a punta tipico dei cappuccini: un cambiamento che risulta più credibile in un'opera originale che in una copia. Così come più minuziosi e particolari sono i dettagli del cordone del saio che spiccano rispetto all'automatismo dei tratti dell'altra tela. I ripensamenti dell'artista, altro indice di originalità dell'opera che rendono difficile catalogarla come copia, sono presenti anche nelle mani del Santo dove le radiografie sulla tela hanno evidenziato cambiamenti in corso d'opera. 

Guarda il video dove si spiegano le differenze.

L'opera resterà in mostra fino al 19 aprile 2015: leggi qui orari e giorni di apertura. 

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