Immigrazione, i numeri a Monza e in Brianza

I dati dell'Orim. Bordonali: "Per permettere una reale integrazione degli stranieri già presenti sul nostro territorio è necessario bloccare nuovi arrivi ed eseguire il rimpatrio di coloro che non hanno diritto a rimanere"

Arrivano soprattutto dal Pakistan, Ecuador, Bulgaria, Bangladesh, e Repubblica Dominicana e molti di loro sono irregolari. Secondo la fotografia del fenomeno migratorio a Monza e in Brianza, delineata attraverso i dati resi noti dall’Orim, l’Osservatorio Regionale per l’Integrazione e la Multietnicità, a Monza e Brianza al 1 luglio 2015 gli immigrati presenti sul territorio erano 82, 2 migliaia.

Nel capoluogo e sul territorio brianzolo ogni mille abitanti 95 sono stranieri, con una percentuale sul totale degli immigrati pari al 6,2%. Secondo l’Orim in Lombardia si stima che al 1 luglio 2015 gli stranieri fossero 1.321.000, con 26.000 presenze in piuù rispetto alla stessa data dello scorso anno con un incremento del 2 per cento. Ad oggi poi sono più di 95.000 gli stranieri presenti in Lombardia senza un valido titolo di soggiorno e il dato rappresenta il 7,2 per cento del totale.

"C'e' molta preoccupazione sull'immigrazione irregolare - ha spiegato l’assessore alla Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione Simona Bordonali - che e' in aumento. E' il risultato del mancato rimpatrio di coloro che richiedono asilo e vedono rigettare la propria domanda". I numeri del Viminale dicono che su 153.000 immigrati sbarcati in Italia nel 2015 solo 14.000 immigrati clandestini sono stati rimpatriati nel proprio Paese di provenienza. Una percentuale minima rispetto ai 70.000 che non hanno nemmeno richiesto asilo, ai quali vanno aggiunti i 40.000 ai quali non e' stata riconosciuta alcuna forma di protezione internazionale.

"Per permettere una reale integrazione degli stranieri già presenti sul nostro territorio - ha concluso Bordonali - è necessario bloccare nuovi arrivi ed eseguire il rimpatrio di coloro che non hanno diritto a rimanere. Rischiamo di annullare il lavoro di integrazione fatto finora. Servono accordi internazionali con i paesi che non sono in guerra e da cui arriva la maggior parte dei richiedenti asilo".

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