Barista ammazzato dal commando armato: preso uno dei ladri killer, era latitante da anni

In manette un marocchino di 49 anni. La sera dell'omicidio avrebbe fatto da palo. La storia

Immagine repertorio

Per cinque lunghi anni, da quella notte di sangue e follia, era riuscito ad essere un fantasma. Si era trasformato in un altro uomo ed era rimasto l'unico ancora libero della sua banda. Ma alla fine, quando forse pensava ormai di averla fatta franca per sempre, è "caduto" in un banalissimo posto di blocco. 

Hamadi Oussi Ali, marocchino di quarantanove anni domiciliato a Lissone e con precedenti, è stato arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata a ottobre del 2013 dal tribunale di Bergamo. Le accuse per lui sono di quelle pesanti: concorso in omicidio, rapina e porto abusivo di armi. 

La reazione del barista e l'esecuzione

La sera del 12 gennaio 2013, stando a quanto accertato dagli investigatori, Hamadi e altri cinque uomini si erano presentati al bar "Coconut" di Cortenuova, nella Bassa Bergamasca, per una rapina.

In quattro erano entrati - il marocchino era rimasto a fare da palo con un connazionale - e avevano immediatamente sparato un colpo in aria. Il proprietario del locale - un 48enne, anche lui marocchino - aveva cercato di reagire e si era beccato tre pallottole al petto, morendo praticamente sul colpo. 

A ottobre dello stesso anno, tre membri del commando erano stati arrestati, mentre un quarto uomo era morto folgorato pochi giorni prima mentre cercava di rubare rame da una centralina elettrica nel Milanese. Ad agosto dell'anno dopo era finito in manette l'altro "palo": un 39enne marocchino, denunciato dalla moglie per maltrattamenti e così fermato dai carabinieri in un casermone Aler a Rozzano.

Pochi giorni fa, il capitolo si è chiuso con l'ultimo arresto, quello di Hamadi. 

Preso l'ultimo rapinatore killer

Dopo cinque anni di latitanza, la sua vita da fantasma è finita a un posto di controllo in via Valtellina a Cinisello Balsamo. I carabinieri lo hanno fermato per puro caso mentre viaggiava su una Punto blu e gli hanno chiesto la carta d'identità.

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Lui, domiciliato a Lissone e nullafacente, ha fornito tranquillamente i suoi documenti - era in possesso di documenti spagnoli - e ai militari è bastato inserire nome e cognome per scoprire che davanti avevano un ricercato. Per Hamadi a quel punto si sono aperte le porte del carcere di Monza. 
 

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