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Il lockdown fa crescere un orto sostenibile: il progetto per testare un nuovo concime

La location è la Floricultura Chiaravalli. L'ideatore è Mattia Teruzzi, giovane esperto che durante il lockdown ha testato in città un nuovo concime ideato e brevettato in Sardegna che si ricava dalla trasformazione dei rifiuti. Il progetto proseguirà con l'orto rialzato destinato ai ragazzi diversamente abili

A Monza il lockdown ha fatto fiorire la sostenibilità ambientale e presto anche quella sociale. Se non fosse stata per la pandemia che da marzo ha messo il Paese in stand by, certamente a Mattia non sarebbe venuto in mente di testare un particolare concime organico e biologico prodotto dalla trasformazione dei rifiuti, brevettato da un’azienda sarda e per la prima volta utilizzato al di fuori dell’isola.
Un concime che in Brianza ha fatto recuperare un terreno dismesso della floricultura Chiaravalli.

Una bella storia dal sapore “green” quella che vede come protagonista Mattia Teruzzi, 26 anni, monzese, che a novembre 2019 si è laureato all’Università Milano Bicocca in Scienze e tecnologie per l’ambiente e per il territorio.
Mattia ha trovato subito lavoro come consulente ambientale in Sardegna, in un’azienda che trasforma i rifiuti in concime: un brevetto italiano firmato dall’Università di Cagliari che sta dando ottimi risultati. Il giovane neolaureato è entusiasta e continua a viaggiare su e giù per la Sardegna svolgendo quel lavoro che tanto ama. Fino a quando il coronavirus blocca tutto (e tutti) e Mattia si ritrova costretto a lavorare a distanza.

Ma è proprio che in quel momento che ha aguzzato l’ingegno e utilizza il periodo di sosta obbligata per testare quel prodotto anche nella sua amata Brianza.

“Mi sono fatto spedire il concime e l’ho testato sul terreno della nostra pianura padana”,  spiega. Mattia individua subito anche il terreno: la floricultura dei fratelli Chiaravelli, in via Gondar, una realtà che il giovane esperto monzese già conosce con la floricultura di famiglia. “Mi sono fatto inviare dieci quintali di questo concime recuperando un’area incolta nei pressi della Floricultura – racconta -. Un progetto scientifico il cui obiettivo è testare la qualità di un concime biologico, su un terreno non utilizzato, trasformandolo in una vera e propria area sostenibile”.

Una ricerca proseguita per tutto il 2020: il terreno è stato trasformato in orti interrati, suddivisi in parcelle di test. Mattia tutte le mattine indossava i panni (e gli arnesi) dell'agricoltore, felice di zappare la terra, affiancato e sostenuto in questo progetto scientifico anche da Maurizio Chiaravalli e da Fabio Mosca.

“Una parte del terreno senza concime – prosegue -. Un’altra utilizzando un concime biologico di alta qualità, e una usando il concime sardo. I risultati sono stati molto positivi”. La terra ha regalato frutta e verdura di primissima qualità: in estate angurie, meloni e frutta di stagione; adesso verze, cipolle e porri.

“Il raccolto è stato donato alla mensa della Madonna delle Grazie – precisa Mattia -. Un progetto sostenibile non solo dal punto di vista ecologico e agricolo, ma anche sociale”.  

Mattia inviava puntualmente i dati del raccolto in Sardegna, pesando, misurando e fotografando i frutti della terra. “I dati sono stati poi inseriti nella ricerca scientifica portata avanti dall’azienda. Il concime ha dato ottimi risultati, regalando agli agricoltori monzesi verdura e frutta di grandezza e qualità pari a quella prodotta con i migliori concimi biologici. Sono davvero molto felice. Il lockdown, in questo caso, ci ha regalato ottimi frutti; se non ci fosse stato sarai andato avanti e indietro dalla Sardegna, senza avere il tempo di pensare e testare questo progetto”.

Ma il progetto di Mattia va oltre: coinvolgere in questo orto sempre più "green" anche i ragazzi diversamente abili de Il Veliero. Mattia si è avvicinato all’associazione una decina di anni fa, innamorandosene. “Il progetto è creare orti rialzati, permettendo così alle persone con disabilità o difficoltà motorie di avvicinarsi al mondo dell’orto, di coltivare personalmente la terra”.

Certo che “green” e sostenibilità possono essere declinati in tante forme. Buone e rigogliose come i frutti che dà la terra.

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