Francesca, malata e senza lavoro: "Perché fate questo a mia figlia?"

La storia di una ventiquattrenne affetta da malattia rara ma non inserita nelle categorie protette per l'occupazione. Lo sfogo di sua mamma: "Com'è possibile?"

Un incubo cominciato quando la sua bimba aveva solo sei mesi. Un incubo destinato a durare per sempre. Con la beffa di dover sopportare l'abbandono e la noncuranza di chi un aiuto alla sua bimba, nel frattempo diventata donna, avrebbe dovuto darlo. Non sa darsi pace Carla La Iuppa, la mamma di Francesca, una ventiquattrenne di Monza affetta dalla malattia di von Recklinghausen, o più semplicemente neurofibromatosi di tipo 1. 

Sua figlia è ormai sempre più sola: non lavora, non esce quasi mai di casa e ha pochi amici - molti dei quali virtuali. Non ha lavoro e ha un esenzione solo "parziale", nonostante una malattia rara. Una condizioni difficile, alla quale - denuncia mamma Carla - l'ha costretta anche la legge e la burocrazia. 

"A pochi mesi ho notato tante macchie caffelatte sul suo corpicino - ha raccontato la donna al Giornale di Monza - Abbiamo effettuato alcuni esami ed è arrivata la diagnosi che ci ha segnato per la vita. All'età di quindici mesi - ha spiegato la mamma cinquantacinquenne - Francesca non camminava ancora, presentava forme di nanismo e scoliosi, e il suo piede non le permetteva di stare in piedi da sola". 

Nel tempo purtroppo la situazione è peggiorata. Tanto che Francesca ogni anno è costretta a sottoporsi a risonanze magnetiche, tac, ecografie e visiste specialistiche alla vista e al cervello. Tutte prestazioni che rientrano soltanto in parte nelle esenzioni, gravando quindi sulle spalle delal famiglia La Iuppa. 

Ma a far arrabbiare mamma Carla è soprattutto l'assenza di un lavoro per sua figlia, che ha studiato come segretaria d'azienda. "A differenza di coloro che soffrono di depressione, Francesca non rientra nelle categorie protette - ha recriminato la donna - Chi può dare lavoro a mia figlia? Non può fare la commessa, non può fare la segreteria e non può guidare una macchina". 

Tanto che Carla, ausiliaria ospedaliera al San Gerardo, ha paura per il futuro e accusa duramente la sanità italiana. "Mia figlia non guarirà mai - ha ammesso con dolore - Io non sono immortale, lei ha le sue zie ma non è in grado di mantenersi anche se oggi è autosufficiente". 

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