I robot per la riabilitazione dopo l'ictus, il San Gerardo coordinatore del progetto

Uno studio multicentrico che vede impegnate 21 strutture riabilitative che ha come Centro Coordinatore l’Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitazione della ASST di Monza

I robot impiegati

Un robot per aiutare la riabilitazione dopo l'ictus e raggiungere risultati più efficaci, in minor tempo, nel recupero dell’arto superiore.

Questo l’obiettivo dello studio multicentrico che vede impegnate 21 strutture riabilitative con il San Gerardo in prima fila come Centro Coordinatore con l’Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitazione della ASST di Monza insieme all’Istituto di Biorobotica dell’Università di Pisa. Il progetto vede impegnate 21 strutture riabilitative italiane dotate di apparecchiature robotiche, aderenti all’Italian Neuro Rehabilitation Robotic Group (INRRG) e punterà alla comprensione dei diversi effetti terapeutici di questo approccio tecnologico negli esiti di ictus rispetto alle terapie convenzionali. Il progetto coinvolge in un lavoro multidisciplinare fisiatri, bioingegneri, fisioterapisti, tecnici di neurofisiopatologia e le altre professioni della riabilitazione per ottenere risultati scientificamente rilevanti nel 2020, termine dello studio.

“Il San Gerardo si dimostra ancora una volta all’avanguardia grazie ai suoi professionisti e alle sue tecnologie – sottolinea il Direttore Generale della ASST di Monza Matteo Stocco -. Il progetto che coordiniamo dimostra l’esperienza consolidata che abbiamo nel settore sulla riabilitazione negli esiti di ictus, un tassello fondamentale nella prosecuzione della cura post evento acuto”.

“La tecnologia per la riabilitazione sta facendo enormi progressi – spiega Donatella Bonaiuti, direttore dell’Unità operativa - e gli studi degli ultimi anni stanno dimostrandone l’efficacia con il miglioramento dei risultati finali, soprattutto nelle disabilità di origine neurologica, come evidenziato con le tecniche di neuro imaging che ne hanno dimostrato l’azione sulla riorganizzazioone cerebrale”.

“Questi strumenti – continua la dott.ssa Bonaiuti - facilitano il riapprendimento di alcuni schemi motori compromessi a causa della lesione cerebrale. Forniscono informazioni utili a quantificare la forza, l’accelerazione e la velocità degli esercizi in base alle condizioni individuali e adeguare di volta in volta l’esercizio in un percorso terapeutico che diventa sempre più personalizzato”.

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In pratica, il paziente rimane seduto davanti al monitor di un computer, mentre il braccio compromesso viene legato alla macchina. Inizialmente è totalmente passivo e il robot sostiene l’arto nel movimento richiesto. Mano a mano che il paziente recupera, la macchina diminuisce la spinta e il movimento viene lasciato al malato. Ad oggi il trattamento robotico ha già fatto registrare performance di rilievo soprattutto nella capacità dei pazienti di recupero della forza e della funzione del braccio. Alcuni pazienti che hanno continuato a fare riabilitazione robotica hanno recuperato in modo importante e significativo anche a distanza di anni dall’ictus, ad esempio riuscendo a fare di nuovo azioni quotidiane come afferrare una bottiglia o bere da soli.

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