Seveso, in 4 in aula per votare il bilancio: Donati torna a casa

L'ormai ex Massimo Donati sta già svuotando il suo ufficio che - nei prossimi giorni - sarà occupato da commissario di nomina prefettizia. E alle elezioni si prospetta un caos da dieci candidati

SEVESO – E’ finita. Il sindaco Massimo Donati è stato costretto a gettare la spugna, accettando che il suo esecutivo giunga al capolinea con un anno di anticipo. Neppure il carisma del «medico anti-diossina» questa volta ce l’ha fatta. Impossibile ricomporre una giunta da anni in mille pezzi.

Mercoledì e venerdì sera – ancora una volta – il consiglio comunale è andato deserto. E il prefetto era stato chiaro: se non si approva il bilancio di previsione, si va a casa. Così è stato: Massimo Donati ha terminato l'esperienza di governo. Il primo cittadino sta già svuotando il suo ufficio che – nei prossimi giorni – sarà occupato da commissario di nomina prefettizia. Sarà lui a sbrigare l’attività ordinaria fino alle prossime elezioni, che avverranno nel mese di marzo in un clima politico che – nella migliore delle ipotesi – sarà rovente: qualcuno sussurra che i candidati decisi a scendere in campo all’insegna del «tutti contro tutti» potrebbero essere fino a dieci. Una babele.

Da mesi lo spettacolo in aula consiliare era semplicemente desolante: i consiglieri della Lega Nord non si presentavano. Idem con patate per tre uomini del Pdl su sette. Quanto al centrosinistra, faceva il suo gioco: stava fuori. Risultato: seduti sugli scranni si ritrovavano in quattro. Quattro gatti più uno: il sindaco.

Amareggiato l’ormai ex sindaco delle mille battaglie, Massimo Donati: «Non hanno avuto neppure il coraggio di sfiduciarmi. Avrebbero potuto farlo mesi fa. Oppure, non farlo mai. Così, invece, hanno fatto perdere tempo a tutta la città. Votato il bilancio, avrei potuto portare a termine la mia amministrazione fino all’ultimo giorno. Non ho potuto farlo. Non per colpa mia».

In realtà, Donati è riuscito in un piccolo miracolo: tenere insieme una coalizione inesistente. Da quattro anni Pdl e Lega vivevano come separati in casa. A provocare una frattura insanabile è stata un’accusa che il Carroccio non ha mai perdonato a Donati: l’accordo sulla super autostrada Pedemontana e la decisione di permettere che fosse aperto un casello a Seveso. Troppo per un territorio già ferito dal dramma dell’Icmesa di Meda.

Inutilmente Donati ha vantato le sue «medaglie sul petto»: «L’inaugurazione della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, l’apertura della caserma dei carabinieri, un sottopasso taglia traffico a Baruccana». Il problema vero è che la coalizione di centrodestra non è più in grado di stare insieme neppure per un giorno. Al punto che gli stessi ex compagni di viaggio di Massimo Donati ora preferiscano l’arrivo di un commissario prefettizio al loro stesso sindaco.

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