Venerdì, 19 Luglio 2024
Cronaca

Nel carcere di Monza ci sono 715 detenuti, quasi il doppio di quanti può ospitarne

Il sovraffollamento è stata una delle tematiche affrontate da Marco Cappato, candidato nel Collegio senatoriale che fu di Silvio Berlusconi che mercoledì mattina è stato in visita nel penitenziario monzese

Sono 715 i detenuti presenti all'interno del carcere di Monza. Un numero che raggiunge una cifra che si avvicina a quasi il doppio dei posti a disposizione a fronte di una capienza regolamentare di 411 posti. Di questi 500 stanno scontando una condana mentre 151 sono ospiti del penitenziario in regime di custodia cautelare. Meno della metà sono cittadini stranieri (347) e solo 70 hanno tra i 18 e i 25 anni. 

Questa la fotografia dello stato del carcere di Monza che emerge in seguito ai dati resi noti in seguito alla visita effettuata all'interno della casa circondariale di via Sanquirico da Marco Cappato, candidato alle Elezioni Suppletive del prossimo 22 e 23 ottobre nel Collegio senatoriale che fu di Silvio Berlusconi.

Cappato mercoledì mattina è stato nel carcere di Monza per fare visita ai detenuti e "conoscere le condizioni di vita di cittadini che, seppur in stato di detenzione, continuano a vantare  diritti e garanzie costituzionali spesso dimenticati dalla politica". 

"Nel carcere esplodono in maniera ancora più grave le grandi questioni della società – ha dichiarato Marco Cappato al termine della visita -. Questa politica propone risposte sbagliate, come ‘Buttare via la chiave’, aumentare pene, creare nuovi reati…bisogna andare nella direzione opposta: depenalizzare reati senza vittima su temi come droghe, immigrazione e potenziare misure alternative che abbassano la recidiva e mettere al centro la salute, come quella mentale. La carenza dei servizi fuori dal carcere porta le persone a trovare come unica soluzione l’essere curate all’interno. Ci sono persone che soffrono e non dovrebbero stare qui. Monza in materia di salute mentale è un riferimento per la zona e quindi occorre una struttura pronta a rispondere con soluzioni ancora più particolari per le situazioni più delicate. Spero che la proposta di un dibattito elettorale sia accolta. In carcere e dal carcere si trovano soluzioni per i diritti di tutte le persone, per chi è dentro ma anche per chi sta fuori".

Nel 2022 nel carcere monzese si sono verificati 213 casi di autolesionismo con tre detenuti che si sono tolti la vita, 78 i casi di autolesionismo nei primi mesi del 2023. A fronte di una pianta organica che prevede 321 risorse di polizia penitenziaria, in servizio ce ne sono 296. Cinque gli educatori, a fronte di un'esigenza di otto professionisti.

La denuncia del sindacato

Il problema del sovraffollamento del carcere di Monza non è una novità. Nei giorni scorsi il caso era stato portato nuovamente all'attenzione dalla Uilpa Polizia Penitenziaria tramite il suo presidente Domenico Benemia che aveva denunciato con una nota "il grave stato di sovraffollamento rilevato nell’istituto di Monza che attualmente ha raggiunto numeri eccezionali, che stanno creando problematiche a livello di carichi di lavoro al personale di tutte le aree dell’istituto".

E ancora: "Le sezioni detentive maggiormente affollate, sono quelle progettate per ospitare 50 detenuti, con camere da due posti, dove troviamo in media 13 /17 detenuti che “dormono” in modo inumano sulle brandine. Questa situazione disagiata per le persone che sono costrette a non avere un posto letto fisso dove riposare, come e quando vogliono, crea disagio a loro ed agli operatori che si trovano ad affrontare un eccesso di carico di lavoro, con conseguenze negative, sulla tenuta psicofisica per affrontare quotidianamente una delle professioni più difficili e stressanti. Questo clima, genera conflitti tra i ristretti ed eventi critici anche verso gli operatori tutti, inoltre a questo si aggiunge la problematica gestionale legata dell’aumento dei detenuti con problematiche psichiche che devono essere seguite da personale sanitario specializzato che ci risulta insufficiente".

"Il sovraffollamento riduce gli spazi e le opportunità trattamentali alle persone detenute, e c’è bisogno del necessario supporto di risorse economiche ed umane, altrimenti la situazione volge verso una deriva di affanno ed approssimazione, dove la colpa non può essere “affibiata” ai soli operatori che grazie alla loro grande professionalità ed attaccamento al dovere, resistono e reggono ancora il tutto".

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