Allarme terrorismo in Lombardia: cinquanta sospetti jihadisti, dieci "osservati speciali"

Sarebbero una decina i profili ad alto rischio, monitorati dai Ros dei carabinieri e dalla Digos

Il luogo dove è stato ucciso Anis Amri, il presunto terrorista di Berlino

Video, parole e foto sospette: bacheche e chat di Facebook passate al setaccio degli investigatori antiterrorismo che, quotidianamente, scandagliano il web a caccia di potenziali terroristi. “Jihad”, “Mujahedin” e altre parole arabe le chiavi per cercare possibili nuovi adepti dell'Isis. 

Sarebbero una decina i “profili radicali” tenuti sotto costante controllo dai Ros dei Carabinieri e dalla Digos Lombarda. Nomi potenzialmente rischiosi che in rete pianificherebbero attentati considerati verosimili dagli inquirenti, come scrive l'edizione milanese de "Il Giorno"

Un allarme in crescita esponenziale: almeno una cinquantina i presunti terroristi finiti sotto inchiesta tra il 2014 e il 2015, molti di più quelli indagati nell'anno in chiusura, ma per i dati ufficiali bisogna attendere il 2017. Secondo le statistiche diffuse dalla Corte d'Appello il reato di “attività terroristica” sarebbe in crescita del 500% nell'ultimo anno. 

Si tratta dei cosiddetti "foreign fighters", persone che hanno lasciato tutto per arruolarsi nell'Isis e combattere in Siria o in Iraq, o pronte a farlo. Come ha fatto, ed è il caso più eclatante, Maria Giulia Sergio, la Fatima “lady Jihad”, partita dal Milanese alla volta della Siria. 

Ma nel mirino degli investigatori sono finiti anche donne e uomini che utilizzavano la propria bacheca Facebook per diffondere ed esaltare il messaggio dei Jihadisti. Come faceva Nadine, tunisina trentatreenne che disegnava la bandiera dell’Isis nella sua casa popolare a Niguarda. “Devo partire. Andare in Siria. Dare la morte agli infedeli in combattimento. Il mio desiderio è combattere e morire”, scriveva su Internet, prima di essere intercettata, scoperta ed espulsa. 

Espulsa da quella città che, suo malgrado, nella notte tra giovedì e venerdì scorso era diventata punto di approdo di Anis Amri, il terrorista autore della strage di Berlino poi morto in uno scontro a fuoco con la polizia. 

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