Arrestato il truffatore da un miliardo di euro: tradito dal pranzo al parco con la moglie

In manette a Monza Claudio Turri. La sua storia

Claudio Turri

Aveva costruito un profilo perfetto di se stesso. Come un abilissimo trasformista passava dall'essere un impeccabile imprenditore svizzero durante i suoi giorni - pochi - in Italia al ruolo dell'uomo d'affari italiano nei soggiorni in terra elvetica. E per non suscitare nessun sospetto si presentava sempre nel modo migliore possibile, a bordo di un'auto di classe e con documenti perfettamente in regola. La sua finta vita da uomo "normale", però, non ha tratto in inganno chi gli stava dando la caccia, che alla fine ha scoperto il suo punto debole - forse l'unico - e lo ha bloccato.

I carabinieri della sezione Catturandi, guidati dal capitano Marco Prosperi, hanno arrestato Claudio Turri, procacciatore d'affari 53enne che deve scontare nove anni, cinque mesi e quattordici giorni di carcere per bancarotta fraudolenta e violazione delle leggi in materia fallimentare.

Per lui la condanna è diventata definitiva a inizio maggio, quando la Cassazione ha respinto il suo ricorso - intanto aveva cambiato tre avvocati - e quando lui è diventato a tutti gli effetti un latitante.

La truffa da 1 miliardo e il Varese calcio

La batosta giudiziaria per Turri è arrivata perché nel 2013, stando alle ricostruzioni degli inquirenti di allora, aveva creato la "Lombard Merchant", un'azienda che - insieme a tante altre - offriva a enti pubblici e privati fideiussioni che in realtà erano solo e soltanto carta straccia.

In questo modo lui e altri uomini di affari - erano stati in quindici a finire in manette - avevano raggirato, tra i tanti, il comune di Bresso, il comune di Carugate, l'Asl della Valtellina, l'ospedale San Matteo di Pavia per un totale di titoli emessi, e non coperti, dal valore di un miliardo di euro in soli due anni di attività. Ma il nome di Turri era già finito nelle carte di un'altra inchiesta nel 2004, quando lui e suo padre Mario erano diventati i proprietari del Varese football club 1910, poi fallito. Al momento del crac, avevano accertato gli investigatori, dalle casse della società erano spariti quindici milioni di euro, poi ritrovati in alcune "scatole cinesi" comunque riconducibili a Turri. E sembra che dalla bacheca fossero spariti anche i trofei del Varese, tanto che la nuova società aveva più volte cercato un contatto con il 53enne, senza mai trovarlo.

Arrestato al pranzo con la moglie nel parco a Monza

Un contatto con lui lo hanno invece trovato gli uomini della Catturandi, che da maggio si sono messi sulle sue tracce scoprendo la sua seconda vita in Svizzera, dove ha passato gli ultimi mesi nelle vesti di un imprenditore italiano - ha entrambi i documenti - dormendo tra bad and breakfast e hotel nel cantone dei Grigioni. A tradirlo è stato il richiamo della famiglia, che ogni inizio settimana lo ha "costretto" a raggiungere Monza per salutare la moglie e i figli.

Lunedì, sapendo che anche questa volta Turri sarebbe tornato in Italia e avrebbe fatto il passo falso, i carabinieri si sono appostati nel parco di Monza e hanno visto arrivare la compagna del ricercato, che si è seduta in un ristorante in attesa di qualcuno.

Alle 15 - un orario insolito che aveva già convinto che la pista fosse quella giusta - è arrivato anche il latitante. Per lui, che non ha opposto resistenza né ha cercato di giustificarsi, sono scattate le manette e si sono aperte le porte del carcere di Monza.

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