La cocaina, poi le minacce: così i clienti impauriti 'coprivano' i pusher

Dopo due anni di indagini, la polizia è riuscita a fermare tutti i pusher della banda. L’organizzazione agiva in un’area abbandonata tra Monza e Lissone. Guadagni per centinaia di migliaia di euro. Minacciavano i clienti

L'arresto di uno degli spacciatori - Foto @Mt

Prudenti al punto giusto. Organizzati quanto basta. E cattivi tanto da “conquistare” il silenzio dei propri clienti. Non erano criminali qualsiasi i nove magrebini che avevano creato una vera e propria banda dedita allo spaccio di cocaina e hashish tra Desio, Monza, Lissone e la Brianza

Per fermarli tutti, gli agenti del commissariato di Monza ci hanno messo quasi due anni. L’ultimo a finire in manette, un ragazzo nordafricano, è stato fermato venerdì. E così si è completato il puzzle di spacciatori, “aiutanti”, clienti e codici usati per evitare di essere scoperti. 

In carcere, al termine della maxi operazione, sono finite otto persone, tra cui sei uomini appartenenti alla stessa famiglia. Stesso destino dovrebbe spettare ad una nona persona, al momento ricercata e latitante. Nei guai sono finite anche altre ventitré persone, tra cui otto brianzoli, che hanno avuto un ruolo marginale nell’organizzazione e sono ora indagate in stato di libertà. 

Nei due anni di indagine, spesso svolte in borghese, gli agenti hanno anche documentato più di duemila e cinquecento cessioni di dosi di droga e hanno “identificato”, non personalmente, oltre ottocento clienti. Dai cinquanta fermati e ascoltati, però, non è arrivato nessun aiuto per gli inquirenti perché i compratori, terrorizzati, non hanno mai parlato o fornito indicazioni sugli spacciatori. 

Così, la banda per quasi due anni ha agito indisturbata in una zona abbandonata e degradata nei pressi di un supermercato tra Monza e Lissone. Prima delle “ordinazioni”, che ricevevano via telefono, i pusher facevano ronde in auto per verificare che in zona non vi fossero forze dell’ordine. Poi, consegnavano ai propri clienti uno “schiaffo”, cinque grammi; un “pantalone”, cinquanta grammi; o una “birra”, una dose. 

Un giro, scoperto dalla polizia anche grazie alle intercettazioni, che ha fruttato migliaia e migliaia di euro, molti dei quali portati all’estero con Money transfer. Gli agenti sono riusciti a mettere le mani su diecimila euro in contanti, quattro chili e mezzo di hashish e duecentocinquanta dosi di cocaina. 

Ma soprattutto venerdì, dopo aggressioni e sparatorie - nel maggio 2013 i parenti di uno degli arrestati hanno cercato di investire i poliziotti che avevano aperto il fuoco -, sono riusciti a mettere le mani sull’ultimo uomo della banda. 

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