Furti di camion e merci per un milione di euro, sgominata banda: in manette 11 persone

I componenti del sodalizio, tutti cittadini italiani, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e riciclaggio

Una vera e propria organizzazione strutturata, con due capi al vertice che si occupavano di assegnare i compiti, reclutare i membri e prendere parte attivamente ai furti, e un milione di euro di proventi derivati da furti di merce, gasolio, autoarticolati, tir e motrici.

I carabinieri della compagnia di Vimercate hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emessa dal gip del Tribunale di Monza nei confronti di undici persone, tutti italiani tra i ventiquattro e i sessantotto anni, residenti tra la Brianza (Albiate, Arcore, Carate Brianza e Villasanta), Capriate San Gervasio, Benevento (Montesarchio), Crotone e il Milanese. I componenti del sodalizio criminale sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti di mezzi e merci e riclaggio.

L'indagine

L'indagine è stata condotta dal Nucleo operativo dei carabinieri della compagnia di Vimercate e dagli uomini della stazione di Agrate Brianza e gli accertamenti sono scattati tra aprile e giugno del 2016 in seguito agli approfondimenti investigativi relativi a due furti commessi ai danni di due aziende a Gessate e Arcore, con il conseguente furto di un tir, nel novembre del 2015. Gli investigatori hanno notato che nei pressi delle due ditte in diverse occasioni si erano verificati alcuni passaggi di auto e mezzi sospetti, risultati poi intestati o in uso ai membri della banda impiegati con funzioni di staffetta o palo durante alcuni sopralluoghi. E sono scattati gli accertamenti che hanno portato alla scoperta di una vera e propria associazione criminale dedita ai furti.

I furti

La banda era dedita a furti di mezzi tra cui motrici di autoarticolati, semirimorchi, targhe da usare per "ripulire" i veicoli trafugati, trattori, attrezzature da lavoro, polimeri plastici, merci e gasolio. I mezzi venivano rubati direttamente all'interno delle aziende dove poi venivano commessi i furti di materiale o in strada, a ridosso di aree di parcheggio o lungo le vie. Contemporaneamente al furto del mezzo i componenti della banda, rubavano anche alcune targhe che poi apponevano sui mezzi provento di furto per "ripulirli".

La banda agiva in tutto il Nord Italia e non solo entro i confini della provincia di Monza e Brianza e l'indagine ha coinvolto anche i territori di Bergamo, Brescia, Como, Lecco e Piacenza. In totale durante l'attività di indagine sono stati accertati otto furti e altri otto tentati furti. In particolare il sodalizio criminale è riuscito ad appropriarsi di due trattori stradali, due semirimorchi, un autocarro, un escavatore, tre muletti, tre transpallet e circa seicento litri di gasolio per un valore di circa un milione di euro. 

Per operare la banda si avvaleva anche di radio impostate sulla frequenza delle forze dell'ordine per assicurarsi di poter agire indisturbati e di disturbatori di frequenza per inibire gli antifurti dei mezzi da rubare e i dispositivi satellitari.

Guarda il video: i colpi della banda

L'organizzazione

Al vertice del sodalizio criminale c'erano due figure di spicco, riconosciuti come "capi". Erano loro che assegnavano i compiti, si occupavano di reclutare gli autisti, i collaboratori addetti a fare da palo o da staffetta e gli esecutori materiali dei colpi. Inoltre erano proprio loro a prendera parte attiva nella commissione dei furti. Uno dei due soggetti si trova già in carcere dal maggio 2016 quando fu arrestato dai carabinieri di Fiorenzuola d'Arda perchè sorpreso a bordo di un tir rubato. Già detenuto in carcere, a Benevento, anche il più giovane dei membri della banda, un ventiquattrenne con il compito di autista arrestato dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Monza a maggio durante un'altra indagine.

Il sodalizio criminale era ben strutturato e saldo e dalle indagini è emerso anche come i membri prestassero anche attenzione alla suddivisione dei proventi per il mantenimento dei sodali arrestati o in carcere. Al momento dell'arresto di una delle figure di spicco, l'altro soggetto riconosciuto come capo, si era infatti presentato alla direttissima e, intercettato dai militari, ha espresso la sua soddisfazione per la destinazione agli arresti domiciliari e non in carcere del sodalo in quanto sarebbe stata economicamente meno gravosa da sostenere. 

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La base logistica in Brianza 

La base logistica della banda era un capannone situato a Bellusco e usato come ricovero per i mezzi rubati e per la merce trafugata dalle aziende prima di essere destinata a qualche canale di vendita nero attraverso il riciclaggio. La struttura è risultata affittata a un membro del sodalizio criminale, l'unico senza precedenti penali. Al momento dell'intervento delle forze dell'ordine nel capannone sono stati trovati diversi mezzi rubati insieme a gasolio e merce. Degli undici soggetti raggiunti da ordinanza di custodia cautelare quattro si trovano già in carcere: per tre persone sono stati invece disposti gli arresti domiciliari. Gli altri quattro arrestati sono sono invece stati condotti in carcere.

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