Bomba fatta esplodere a Pioltello, altri tre uomini fermati per usura ed estorsione

Dalle indagini è emerso un altro giro di prestiti illecito con interessi elevati ed episodi violenti messi in atto con metodi mafiosi

La casa devastata dopo l'esplosione

Un ordigno fatto esplodere davanti a casa, uno stabile inagibile e una storia di usura ed estorsione, e di 'ndrangheta, che non si ferma. Per la bomba di Pioltello, in via Dante, dello scorso 10 ottobre, dopo l'arresto di Roberto M., 25enne, ritenuto membro di una famiglia della 'ndrangheta radicata nel territorio di Pioltello, i carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla D.D.A. del capoluogo milanese nei confronti di tre uomini italiani, già noti alla Giustizia, ritenuti responsabili a vario titolo di estorsione, usura e violenza privata, aggravati perché commessi con modalità mafiose.

Casa devastata dalla bomba: il video

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Le indagini avevano portato alla luce una storia di usura ed estorsione dietro l'esplosione dell'ordigno che aveva provocato danni ingenti a una palazzina e portato all'evacuazione di 27 persone. Il giovane finito in manette a inizio novembre, nel marzo del 2017 avrebbe prestato 20mila euro a un ecuadoregno che viveva nella palazzina di via Dante al primo piano. I tassi di interesse altissimi avrebbero fatto lievitare la somma fino a 32mila euro e il giovane non sarebbe riuscito a restituire il denaro. Così il 25enne, gli avrebbe dato un ultimatum: ripagare il prestito entro la mezzanotte di lunedì 9 ottobre e avrebbe aggiunto: "Se non paga il figlio, paga il genitore, e vedrai quello che ti succederà lunedì". Un'ora e venti minuti dopo la scadenza avrebbe piazzato un ordigno davanti alla porta dell'abitazione. L'esplosione è avvenuta pochi istanti dopo e non ha causato danni solo all'appartamento della famiglia del giovane, ma a tutto lo stabile

Le indagini però non si sono fermate lì. In seguito agli approfondimenti investigativi condotti dai militari del Nucleo Investigativo di Monza e della Compagnia di Cassano D'Adda è emerso che i tre soggetti, ora raggiunti da fermo, nel mese di agosto 2016, avevano concesso un prestito di 3.000 euro a un 32enne ecuadoregno residente a Pioltello, pretendendone la restituzione con interessi usurari di 400 euro mensili, nonché con una penale di 50 euro per ogni giorno di ritardo rispetto al termine pattuito. La vittima era stata ripetutamente minacciata e persino caricata a bordo di un veicolo al cui interno era stata malmenata e seviziata allo scopo di ottenere il pagamento.

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