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Segrega la moglie in casa e la picchia per un aborto spontaneo: "Ti ammazzo"

Un incubo durato due anni con violenze e minacce. L'uomo, 27enne egiziano, è stato colpito da un divieto di avvicinamento

Non poteva uscire di casa se non per andare a lavorare, non le era consentito utilizzare liberamente il cellulare e nemmeno internet ed era "prigioniera" in casa con il marito che si era trasformato nel suo carceriere pronto a picchiarla e minacciarla di morte.

Brutta storia di violenza a Bernareggio dove un uomo di 27 anni, egiziano, è stato colpito da un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna e di allontanamento dalla casa di famiglia emesso dal gip del Tribunale di Monza.

Le minacce per un aborto

Per due anni ha impedito alla moglie, una 43enne italiana, di uscire di casa, controllandola e minacciandola anche di morte. Pressioni psicologiche e violenze fisiche durate da giugno 2017 fino ad aprile 2019 per "punire" la donna, che riteneva responsabile di un aborto spontaneo. L'uomo, residente a Bernareggio, era convinto che per la perdita del bambino fosse colpevole la compagna. Insulti, offese e ingiurie dirette non solo alla donna ma anche alla sua famiglia. "Se parli ancora vengo a casa e riempio di botte te e la tua famiglia" e ancora "quando vengo ti spacco la faccia".

Violenze e botte

Non solo parole. L'uomo in più occasioni aveva aggredito la donna: a febbraio, quando la 43enne aveva scoperto alcuni messaggi che il marito si scambiava con un'altra donna, l'uomo l'aveva presa a calci e pugni, insultandola pesantemente. In un'altra occasione poi, di fronte ai documenti per la separazione, le aveva lanciato una mensola addosso, colpendola al braccio e le aveva puntato un coltello alla gola: "Ti sgozzo". L'escalation di minacce e violenze però non si è fermata qui. Ad aprile infatti l'uomo, di fronte al rifiuto della moglie di consegnargli il suo telefono, le ha messo le mani intorno al collo, tentando di soffocarla. In quell'occasione la vittima era riuscita a salvarsi rifugiandosi in macchina dopo aver accusato un mancamento. Ma l'uomo l'aveva raggiunta anche qui: "Me la paghi, ti ammazzo". 

Stremata dalla paura e dalle violenze la donna ha chiamato i carabinieri che l'hanno raggiunta nell'abitacolo della vettura dove si è infine decisa a chiedere aiuto e a denunciare tutte le violenze per mettere fine a quest'incubo. 

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