Autodromo, le indagini sul circuito si avviano a conclusione

I faldoni nelle mani dei pm Walter Mapelli e Caterina Trentini riguardano false fatturazioni e turbativa d'asta, ma anche la sicurezza del circuito, trascurata dal management

L'Autodromo Nazionale di Monza (©AP/Monza Today)

MONZA - Si avviano a conclusione le indagini sull'Autodromo. Sviluppi sono attesi per i prossimi giorni. Nell'inchiesta sono coinvolte nove persone, tra cui il direttore del circuito Enrico Ferrari, il consulente geometra Emanuele Vialardi, l'ex direttore tecnico del circuito Giorgio Beghella Bartoli, Tra i faldoni nelle mani dei pm Walter Mapelli e Caterina Trentini spunta però anche il nome del custode dell'ingresso di Vedano Davide Galbiati, indagato insieme al figlio, del tecnico di pista Stefano Tremolada e dell'ex responsabile dell'ufficio commercio del Comune di Monza, Giuseppina Panuccio. 

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False fatturazioni per coprire i proventi della vendita di biglietti omaggio, turbativa d'asta negli appalti per la ristorazione interna, omissione dolosa di cautele per le bolle sull'asfalto del circuito le ipotesi di reato a vario titolo.
 LE INDAGINI - Le indagini sulle false fatturazioni sono partite con l'esposto dell'ex presidente di SIAS Paolo Guaitamacchi, cui ha fatto seguito un blitz delle Fiamma Gialle  che si sono presentate in Autodromo alle 8 di mattina del 22 maggio scorso.  Il filone riguardante la sicurezza è invece scaturito dalle cadute di diversi piloti durante l'edizione 2012 del gran premio di Superbike. Il pilota Carlos Checa si era lamentato più volte della pericolosità del tracciato per le moto: l'accusa per la direzione in questo caso è aver firmato il nulla osta alla gara  senza richiedere adeguate verifiche.
LE INTERCETTAZIONI - Nell'inchiesta era stato sentito anche il pilota romano Max Biaggi. Le intercettazioni diffuse da Guaitamacchi su autorizzazione della Procura dimostrano che Tremolada, Beghella Bartoli e Ferrari sapevano delle bolle: una leggerezza imperdonabile, considerato che i piloti sfrecciano a 300km/h in pista e a queste velocità, le conseguenze di un asfalto rovinato possono essere fatali.

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