"Messo nella bara in un sacco senza vestito", parla l'ex moglie del clochard morto a Milano

Massimiliano Rovelli, 47 anni, aveva vissuto a Paderno Dugnano. La moglie si sfoga: "Non deve più succedere a nessun altro"

Inumato in un sacco, senza essere vestito prima del funerale. E' successo al 47enne Massimiliano Rovelli, il senzatetto che aveva vissuto a Paderno Dugnano, trovato morto in via Vittor Pisani la mattina del 27 febbraio, a causa del freddo intenso di quella notte.

A rivelarlo è l'ex moglie del cuoco clochard, che ha voluto scrivere una lettera al sindaco di Milano Giuseppe Sala sia per un comprensibile lamento per quanto accaduto, sia perché "una cosa del genere non si ripeta più per nessuno".“ La donna ha acquistato abiti apposta e li ha portati, il 28 febbraio, all'obitorio pubblico di piazzale Gorini, dove si trovava la salma dell'ex marito, ma il 3 febbraio, arrivata con il figlio della coppia presso la camera mortuaria per il funerale, ha scoperto che il cadavere era stato riposto nella bara avvolto in un sacco nero, senza quindi essere vestito. Troppo tardi per rimediare.

"Abbiamo sopportato uno spettacolo immorale", scrive la donna al sindaco. Dall'obitorio - riferisce il Corriere - ricostruiscono che la salma era in uno "stato di degrado tale" che non era possibile vestirla. A quanto sembra, sarebbero stati avvertiti gli impiegati dell'ufficio di via Larga preposto ai funerali, ma non la famiglia né direttamente né tramite l'agenzia funebre, che (pare) non ne sapeva nulla. Difficile, forse impossibile, verificare ora se la salma potesse invece essere vestita o no. Comprensibile, invece, lo sgomento provato dalla donna e dal figlio alla vista della salma di Massimiliano avvolta nel sacco nero: "Lo stesso sacco con cui era arrivata in obitorio", scrive l'ex moglie.

Conosciuto da chi vive in strada come "Max lo chef", aveva lavorato in passato come cuoco in ristoranti e alberghi, anche di lusso, prima di cadere in depressione. Perso il lavoro, ha avuto problemi con l'alcol e (stando a quanto riferito dall'ex moglie) da agosto 2017 dormiva in strada, rifiutando sia l'ospitalità di lei sia quella dei centri accoglienza pubblici. Immediatamente dopo la morte, l'assessore al welfare del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, ha riferito che l'uomo, per diverse sere consecutive, aveva rifiutato l'accoglienza nelle strutture a disposizione.

"Ci sono alcune centinaia di persone per strada - ha affermato Majorino - che non vogliono essere ricoverate nelle strutture d’accoglienza, e che potrebbero invece essere ospitate nei 280-300 posti che abbiamo a disposizione". L'episodio ha riacceso il dibattito sull'eventualità del ricovero coatto nel caso di rifiuto dell'accoglienza, per prevenire casi del genere.

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