Coronavirus, continua la lotta in Lombardia: una lavoratrice di un'azienda di Agrate positiva

Il comune di Agrate ha sottolineato che non c'è nessun focolaio in paese. I dati

Continua la lotta per arginare la diffusione del coronavirus. In Lombardia, come comunicato dalla Regione con una nota nella serata di mercoledì 26 febbraio, sono state accertati 305 casi accertati.

Sempre nella serata di mercoledì il governatore Attimo Fontana ha comunicato che una collaboratrice del suo staff è risultata positiva al coronavirus e lo stesso governatore ha annunciato che nei prossimi giorni si atterrà a una quarantena con un periodo di auto-isolamento pur essendo al momento risultato negativo al tampone.

Coronavirus, positiva una dipendente di un'azienda di Agrate

Tra i nuovi casi c'è anche una dipendente di una azienda di Agrate Brianza ma dal municipio precisano che "gli accertamenti effettuati dalle autorità competenti e i correlati protocolli di prevenzione subito attivati, nel rispetto delle vigenti disposizioni nazionali e regionali, escludono la presenza di un focolaio in paese". La donna si trova ricoverata in ospedale a Bergamo

“La situazione è presidiata. Sono in costante contatto con ATS per ogni evoluzione e con tutti i soggetti istituzionali preposti alla gestione di questa emergenza sanitaria più generale per ogni eventuale novità da registrare e da governare con tempestività anche a livello locale — commenta il Sindaco Simone Sironi —. Sono tantissime le persone che in questi giorni chiedono, giustamente, informazioni e vogliono capire come sia giusto comportarsi. Da parte nostra stiamo cercando di essere sempre disponibili e di dare a tutti, per quanto ci è possibile, risposte adeguate; stiamo cercando, inoltre, di divulgare aggiornamenti in modo continuativo attraverso i social e il sito istituzionale del Comune".

Bar e locali aperti dopo le 18 solo se con servizio al tavolo

Da mercoledì sera i bar e i locali possono restare aperti anche dopo le 18. Per evitare assembramenti, il servizio bar dovrà essere gestito solo al tavolo dal personale e non direttamente al bancone. A specificarlo è il Pirellone. Lo chiarisce una FAQ pubblicata sul sito dell'ente ricordando che "L'obiettivo dell'ordinanza che regola le prescrizioni per il contenimento del Coronavirus nelle aree regionali classificate come 'gialle' (ovvero valide su tutto il territorio regionale ad eccezione della 'zona rossa') e' quello di limitare le situazioni di affollamento di piu' persone in un unico luogo. L'amministrazione sulla base delle valutazioni di ogni specifica situazione puo' dettagliare ulteriormente l'ordinanza in coerenza con l'obiettivo della stessa".

Coronavirus: il numero verde e le chiamate

Una delle difficoltà maggiori nella gestione dell'emergenza ha riguardato la gestione della 'paura' ingiustificata delle persone dopo due ordinanze regionali: la prima che isolava i dieci comuni del Lodigiano (oggi chiamato zona rossa) da dov'è si è diffuso il virus, e la seconda blindava di fatto l'intera regione. 

La gente ha preso d'assalto i supermercati, anche se non è prevista alcune chiusura dei negozi. Mascherine e  amuchina sono andate a ruba anche in farmacia, non senza casi di sciacallaggio. Così come i numeri verdi lanciati per gestire l'emergenza sono stati presi d'assalto.

Infatti, coloro che riscontrano sintomi influenzali o problemi respiratori non devono andare in pronto soccorso, ma devono chiamare il numero verde unico regionale 800.89.45.45 che valuterà ogni singola situazione e spiegherà che cosa fare. Per informazioni generali chiamare invece il 1500, numero di pubblica utilità attivato dal Ministero della Salute. Fontana e Gallera hanno sottolineato che il 112 non va assolutamente intasato per chiedere informazioni.

Ad oggi il numero unico regionale 800894545 sta ricevendo una media di circa 300.000 chiamate al giorno. Per questo motivo sono già operativi 21 volontari della Protezione civile e altri ancora stanno terminando la formazione.

Coronavirus: possibilità di guarigione e mortalità

Le vittime in Italia, finora, sono tutte persone anziane. Molti di loro avevano già gravi patologie preesistenti, per cui avevano il sistema immunitario molto debilitato. Un dato in linea con quanto rivelano le ricerche scientifiche. Le cifre al momento "ci dicono che soltanto un numero limitato di persone può avere conseguenze anche letali, soprattutto se si tratta di persone anziane e/o con problemi di salute come malattie cardiovascolari pregresse", ha rivelato il direttore dell'Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia, Giovanni Maga, che ha analizzato uno studio scientifico sul Covid-19 realizzato in Cina

Il medico ha spiegato in Cina la mortalità più elevata si è riscontrata nella provincia di Hubei, e in particolare nella città di Wuhan: "dipende probabilmente dalle difficoltà riscontrate soprattutto nelle prime fasi dell'epidemia a fornire un'assistenza puntuale ed adeguata a tutti i casi che si presentavano".

Nelle altre province, invece, "la gestione dei casi gravi ha consentito di abbassare il tasso di mortalità fino a livelli dello 0,1-0,3%, confermando di nuovo che si tratta di una malattia infettiva in grado di dare conseguenze anche gravi ma in una fascia di persone ben definita e a cui invece l'assoluta maggioranza delle persone risponde senza andare incontro a gravi patologie e quindi risponde con la guarigione".

"In Italia c'è una popolazione anziana e si spiegano così i tassi di mortalità del 2-3%. Gli anziani sono più fragili, lo vediamo con l'influenza. Da quest'ultima possiamo proteggerli con il vaccino; non essendoci il vaccino per il Coronavirus c'è la mortalità. L'unica maniera per proteggerli è circoscrivere i focolai come si sta facendo". Lo ha detto Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell'Istituto Superiore di Sanità in conferenza stampa alla Protezione civile. Prima che fosse individuato il 'caso indice', vale a dire il 38enne di Cologno, il coronavirus era già in circolazione nel lodigiano da "una/due settimane". Lo ha detto il direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Iss Giovanni Rezza confermando il focolaio "è abbastanza circoscritto". "Quasi tutto - ha precisato - è riconducibile all'epicentro dell'epidemia, che si trova nel lodigiano. Poi ci sono un paio di focolai più piccoli in Veneto. Ma gli altri sono casi che vengono dall'epicentro dell'epidemia".

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Tutti coloro che sono stati negli ultimi 14 giorni nelle zone 'focolaio' italiane - quindi nei 10 comuni lombardi e a Vo' Euganeo - devono comunicarlo alla Asl che dispone la "sorveglianza sanitaria" e "l'isolamento fiduciario" nella propria abitazione. 

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