Andrea Gori: "AIDS, i numeri in Brianza non sono scesi"

Il dottor Andrea Gori, reponsabile del reparto malattie infettive dell'ospedale San Gerardo, fa il punto della situazione. "Anche i giovani etero sono diventati una categoria a rischio"

Il dottor Andrea Gori dell'Ospedale di Monza

MONZA - AIDS running in music: di corsa all'Autodromo con Radio Deejay e tanti partner  per ricordare che la malattia c'è ancora. Abbiamo intervistato il dottor Andrea Gori, responsabile del reparto malattie infettive dell'Ospedale San Gerardo  sul tema.

Dottor Gori, come è nata l'idea di una corsa "contro" l'AIDS?
C'è stato un netto cambiamento negli ultimi anni. Sono aumentati i contagi di eterosessuali giovani, una categoria in passato quasi estranea.

Quali possono essere le motivazioni?
La popolazione giovanile non ha vissuto gli anni drammatici della lotta all'AIDS, gli anni '80. Le persone  nate nel decennio successivo sono meno informate sui rischi: per questo è importante tornare a parlarne. I medici sono poco bravi a fare queste cose: abbiamo quindi cercato un modo per veicolare il messaggio.

Cosa dicono i numeri?
Fortunatamente grazie alle cure la mortalità si è molto ridotta nel corso degli  anni. Per rendersi conto  di quanto sia ampio il fenomeno, però, bisogna guardare l'incidenza della malattia.

Quanti malati ci sono in Brianza?
Il dato in questo senso non è mai sceso. Sono circa 2.000/2.500 le persone in trattamento, ma c'è un problema di sottostima del 30% circa. Il fatto che le infezioni non diminuiscano può significare che la comunicazione non è soddisfacente.

Sta rimpiangendo il "terrorismo" degli anni '80?
Lungi da me dire che bisogna fare terrorismo, però  un impatto l'ha avuto. La pubblicità dell'omino con l'alone rosa ce la ricordiamo tutti: isolava il malato, ma è rimasta nella mente. Oggi la strada è quella di cercare di veicolare un messaggio più profondo. Le regole di prevenzione sono sempre quelle, il discorso è che sono cambiati i costumi. C'è una promiscuità sessuale impensabile qualche anno  fa.

C'è una problematica sollevata spesso sulle donazioni, quella delle persone omosessuali, a cui è vietata. Lei cosa ne pensa?
E' importante capire i comportamenti, più che la sessualità, del potenziale donatore. E' giusto che chi è a rischio non doni, per gli altri non dovrebbero esserci problemi. Ma è sempre necessario un atteggiamento di precauzione.

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