Cronaca

Vaccino italiano, al via la sperimentazione da Monza: somministrata la prima dose

A ricevere il siero lunedì 1 marzo all'avvio della Fase 1 dello studio clinico che ha coinvolto anche il San Gerardo di Monza è stato un 21enne

Al San Gerardo è il giorno dell'avvio della sperimentazione del vaccino "made in Brianza". Il primo volontario, un ragazzo di 21 anni, ha ricevuto lunedì mattina la prima dose del diero a DNA contro COVID-19 (COVID-eVax) ideato da Takis e sviluppato in collaborazione con Rottapharm Biotech.

La Fase 1 della sperimentazione insieme a Monza ha toccato anche Napoli e Roma con l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale e l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani. Saranno 80 i volontari sani divisi in 4 gruppi con dosi diverse somministrate con o senza richiamo, mentre in Fase 2 si raggiungeranno fino a 240 soggetti sulle dosi più promettenti.

La prima dose al San Gerardo

Il San Gerardo a Monza è responsabile del trattamento dei primi soggetti di ciascuna dose e quindi della verifica dei risultati preliminari: la prima somministrazione è avvenuta lunedì nel Centro di ricerca di Fase 1 diretto dalla Prof.ssa Marina Cazzaniga, ricercatrice di Oncologia medica dell’Università di Milano-Bicocca. “Il vaccino promuove la produzione di una porzione molto specifica della proteina “spike”, quella che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane” sottolinea il Prof. Paolo Bonfanti, Direttore della UO di Malattie Infettive della ASST Monza e professore associato di Malattie Infettive dell’Università di MilanoBicocca “e contro cui, quindi, l’organismo scatenerà la risposta immunitaria”.

Il Pascale a Napoli invece ha un ruolo determinante nell’espansione del numero di soggetti per ciascuna dose, al fine di consolidare i risultati. “Tra l’altro” precisa il Prof. Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità di Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, ”il vaccino a DNA può essere facilmente e velocemente modificato a tenere conto delle varianti del virus che stanno diventando prevalenti o che si dovessero manifestare in futuro”. Infine, lo Spallanzani a Roma è responsabile di tutti gli esami di laboratorio che documentino la risposta immunitaria e quindi la potenziale efficacia. Il vaccino si è infatti comportato molto bene nelle prove di laboratorio, provocando una forte risposta immunitaria sia di tipo anticorpale sia cellulare, che ora andrà confermata nell’uomo.

Il vaccino italiano e i suoi "vantaggi"

Il vaccino a DNA rappresenta una innovazione rispetto alle altre piattaforme tecnologiche già disponibili, quali quelle a RNA messaggero o a vettore virale. “Il DNA consente di evitare la catena del freddo nella conservazione e nel trasporto” ha dichiarato Luigi Aurisicchio, Amministratore delegato e Direttore Scientifico di Takis. “Per le sue caratteristiche, la produzione dell’antigene è prolungata nel tempo e il vaccino potrebbe funzionare bene già al primo ciclo. Inoltre, se necessario la somministrazione può essere ripetuta più volte per una risposta immunitaria più solida, anche grazie all’impiego della tecnica dell’elettroporazione sviluppata da un’altra azienda italiana, IGEA di Carpi, che facilita l’ingresso del DNA nelle cellule muscolari e funge anche da adiuvante, stimolando quindi i processi immunologici”.

Un vaccino sviluppato quindi interamente in Italia e che si avvale anche di un consorzio prestigioso di centri clinici italiani per la Fase 1 e la Fase 2 della sperimentazione clinica. A partecipare allo studio sono infatti l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e l’Ospedale San Gerardo di Monza in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

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