Desio, i bimbi mai nati adesso saranno sepolti in urne di legno

Fino ad oggi venivano inumati in grosse scatole di cartone con la scritta "Rifiuti speciali". fra pochi giorni i volontari di un'associazione cattolica pagheranno a proprie spese delle urne di legno in tutto simili a quelle per le cremazioni

Gli scatoloni con la scritta "Rifiuti speciali" (foto MM)

DESIO – Mai più dentro scatole di cartone. Con quella scritta «Rifiuti speciali» sul coperchio. Presto saranno sepolti in apposite urne di legno i «bimbi mai nati»: quel che rimane dei feti abortiti all’ospedale di Desio. Un tempo i poveri resti venivano bruciati nel forno inceneritore. Poi, in Lombardia, una legge regionale ha imposto di dedicare un'area apposita di ogni cimitero a questo genere di sepolture. Tuttavia, l’inumazione era eseguita dagli addetti del Comune senza una preghiera, nessuna cerimonia o momento di commiato.

Di  questo ha iniziato a occuparsi l'associazione ultracattolica «Ora e labora in difesa della vita». Da alcuni mesi  i volontari si presentano al cimitero nel momento delle inumazioni per recitare una preghiera e deporre fiori al momento della sepoltura. Da qualche mese – in accordo con il parroco - assicurano anche la presenza di un sacerdote che impartisce una benedizione.

L'INTERVISTA: CONTROCANTO/ "DIFENDERE LA VITA MA SENZA GIUDICARE"

UN PASSO AVANTI - A partire dalle prossime settimane, ci sarà un ulteriore passo avanti. I resti dei «bimbi mai nati» non saranno più sepolti dentro scatole di cartone (fornite dall’ospedale) con la scritta "Rifiuti speciali", ma in urne di legno in tutto simili a quelle utilizzate per ospitare le ceneri dei morti. « Si tratta di piccole cassette dignitose – ha spiegato Giorgio Celsi, presidente dell'associazione – che pagheremo con i nostri soldi. E’ un gesto di rispetto verso resti mortali di quella che per noi è vita umana, e dunque qualcosa di sacro». Attivo da alcuni mesi al cimitero di Desio, il servizio è stato esteso anche a Giussano e a Busto Arsizio. Presto sarà presente anche a Monza. L’idea è quella di portarla in tutti i cimiteri lombardi, che sono migliaia.

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