Cocaina dalla Colombia, 54 arresti: coinvolto nell'inchiesta anche un 59enne in Brianza

Perquisizioni e arresti nell'ambito dell'operazione "Stammer"

C'è anche un uomo di 59 anni originario di Mileto ma residente in Brianza tra i 54 arrestati nell'ambito dell'operazione "Stammer" condotta dalla Guardia di Finanza di Catanzaro che ha coinvolto tutto il territorio nazionale.

Le perquisizioni e l'esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare sono scattate all'alba e hanno colpito un'organizzazione criminale di stampo ‘ndranghetistico dai marcati profili internazionali capace di pianificare l’importazione di 8 tonnellate di cocaina dal Sud America, in particolare dalla Colombia.

L’operazione denominata “Stammer”, ha impegnato oltre 500 finanzieri, con l’ausilio di unità Antiterrorismo Pronto Impiego, di unità cinofile e della componente aerea del Corpo e portato all'arresto di 54 soggetti tra Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia e l’esecuzione di numerose perquisizioni.

Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto, dott. Giovanni Bombardieri, e dal Sostituto Procuratore, dott. Camillo Falvo, hanno consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, composta da diversi sodalizi criminali, riconducibili alla ‘ndrina Fiarè di San Gregorio d’Ippona (VV), alla ‘ndrina Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto (VV) ed al gruppo egemone sulla contigua San Calogero (VV), organizzazioni satellite rispetto alla più nota ed egemone cosca dei MANCUSO di Limbadi (VV), con la sostanziale partecipazione delle più note ‘ndrine della Piana di Gioia Tauro (RC) e della provincia di Crotone.

Le trattative per l'importazione di 8.000 chili di cocaina avvenivano direttamente tra i clan calabresi e i cartelli sudamericani: parte della droga è stata sequestrata in Colombia, quando era già stoccata e nascosta in una piantagione di banane non distante dal porto di Turbo, mentre in Italia, nel porto di Livorno, le Fiamme Gialle sequestravano il cosiddetto “carico di prova” consistente in 63 chilogrammi di cocaina pura, occultata all’interno di cartoni contenenti banane.

La sostanza stupefacente complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro.

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