Vimercate, nella casa di riposo "strage" di contagi: solo 7 ospiti negativi al tampone

Una fotografia drammatica dell'emergenza vissuta e affrontata dalla Fondazione San Giuseppe. Oltre agli ospiti (117 su 124) contagiati anche numerosi operatori

Immagine di repertorio

I tentativi di chiudere la porta al virus che ormai era già all'interno. Invisibile e silenzioso. E poi la corsa per fronteggiare l'emergenza spesso senza "armi" adeguate e senza tamponi. E' successo alla Casa San Giuseppe, Residenza per anziani non autosufficienti di Vimercate così come in altre strutture lombarde ma anche nelle case di tutti noi dove la malattia (che ha ucciso oltre 9mila persone solo nella nostre regione) spesso è arrivata mentre tutti ancora non sapevano che fosse già qui. 

E da quando lo scorso 23 febbraio in Lombardia si è accertato il primo caso di contagio da coronavirus la situazione è diventata giorno dopo giorno più difficile da fronteggiare. Ora a fare un bilancio della gestione dell'emergenza tra le mura della residenza Casa Famiglia Fondazione San Giuseppe Onlus è stata la stessa dirigenza della Rsa, con una lunga nota che riporta anche il numero dei contagi accertati tra gli ospiti da cui risultano 117 positivi su un totale di 124 persone alloggiate inizialmente all'interno della struttura. 

"Fin dai primi giorni di allarme la Fondazione ha provveduto a limitare gli accessi, prima chiedendo un’autolimitazione ai famigliari, poi contingentando le visite ed infine chiudendo completamente. Purtroppo nel momento in cui abbiamo provveduto alla chiusura totale molto probabilmente il virus del Covid-19 era già entrato nella nostra Casa, tanto è vero che già dal 5 marzo alcuni ospiti hanno iniziato a presentare sintomi compatibili con quelli da infezione da Coronavirus" si legge nella relazione firmata dalla presidente Carla Riva, dal direttore sanitario Roberto Zini, dal medico responsabile e dalla coordinatrice socio-sanitaria. "Convincere gli ospiti ad “auto-isolarsi” e cambiare le loro abitudini ormai consolidate non è stato semplice, e questo può aver favorito la diffusione del virus" aggiungono.

"In questo momento delicato abbiamo voluto scrivere una relazione per dare serenità ai parenti dei nostri ospiti, dettagliando le attività che abbiamo svolto anche con dati tecnici che sono in mano alla Ats" ha aggiunto Carla Riva Presidente della Fondazione San Giuseppe.

La casa di riposo con 117 ospiti positivi

Dai dati emerge una fotografia che documenta le difficoltà che hanno coinvolto la Rsa. Dei 124 ospiti che si trovavano all'interno della struttura a partire dall'inizio dell'emergenza, "tutte persone non autosufficienti ed affette da più patologie", solo sette ospiti sono risultati immuni all'avanzata del virus e negativi al tampone Covid-19. E' di 93 persone infatti il dato relativo ai contagi registrati tra il 5 marzo e il 4 aprile (data di aggiornamento del report) a cui si deve aggiungere il dato successivo delle persone risultate positive dopo l'esecuzione del tampone effettuato in un secondo momento a partire dal 26 marzo sui 33 ospiti apparentemente asintomatici. Il risultato - ammettono dalla stessa Rsa nella nota - ha sconcertato tutti: 24 ospiti sono risultati positivi per un totale di 117 persone su 124 colpite dal coronavirus. Tradotto in percentuale: il 94%, molti dei quali però asintomatici.

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FOTO - Grafico coi nuovi contagi registrati giorno per giorno

A questo numero poi si deve aggiungere anche quello degli operatori sanitari contagiati dal Covid-19, tanti. E il dato triste dei decessi che sebbene non è possibile ricondurre in toto al Covid-19, ha coinvolto all'incirca il 20% degli ospiti come reso noto dalla stessa Presidente Riva. "Non abbiamo reso noto il numero esatto perchè i nostri ospiti appartengono a una fascia di grande fragilità e alcune morti sono ricondubili alla sintomatologia tipica delle patologie pregresse" ha spiegato. "Per noi è stato possibile ricondurre un solo caso alla morte per coronavirus e si tratta di uno dei primi ospiti che abbiamo scoperto essere stato contagiato poi trasferito all'ospedale di Monza. In questo caso in seguito al decesso abbiamo avuto l'esito del tampone. Nella struttura invece fino a poco tempo fa non era stato possibile avere tamponi da poter effettuare a tutti gli ospiti e i decessi sono subentrati in seguito a sintomatologie che non sembrano correlate con il virus". 

Nel documento però la realtà sembra diversa: "Ci sembra corretto comunicare che la quasi totalità dei decessi avvenuti a partire dal 1° marzo è da attribuirsi con molta probabilità ad un infezione da Covid-19 benché, non essendo stati fatti i tamponi per il relativo test, non è possibile determinarlo con certezza assoluta". Adesso sui sette ospiti negativi al tampone, gli unici a non essere stati toccati dal contagio, l'attenzione resta alta. "Stiamo valutando in questi giorni la situazione dei nostri ospiti asintomatici per vedere se succede qualcosa" spiega la Presidente Riva la cui preoccupazione è rivolta anche al personale di servizio, 150 persone in tutto tra assistenti sanitari e amministrativi. Anche loro colpiti dal contagio. 

Contagiati anche tanti operatori

Una trentina di persone ancora in malattia (i dati sono relativi al 7 aprile), tredici operatori attualmente positivi al Covid-19, ventidue risorse che hanno superato l'infezione il cui tampone si è negativizzato e altre venti persone a casa, in malattia, con sintomi compatibili con il virus. Il contagio da coronavirus nella struttura brianzola, come mostrano i dati forniti dal direttore sanitario Zini, non ha colpito solo gli ospiti. Qualcuno degli operatori, proprio per tutelare la propria famiglia da eventuali rischi, ha scelto di non tornare a casa e di restare nella struttura anche alla fine del proprio turno. Perchè la malattia fa paura. E costringe alla distanza anche nei confronti di chi si ama.
"Anche per il nostro personale abbiamo avuto a disposizione i tamponi a singhiozzo" ha spiegato la presidente Riva. "Tanti operatori sono risultati debolmente positivi e si tratta di personale che non abbiamo potuto riammettere in servizio. A giocare a nostro favore in questa situazione è stata la nostra politica aziendale che da sempre ha voluto garantire una copertura di personale superiore alle disposizioni regionali e aver fatto questa scelta per noi adesso è stata una fortuna". Per sopperire ai colleghi assenti molti professionisti si sono reinventati ruoli, rendendosi disponibili a svolgere mansioni differenti, consentendo di continuare ad erogare i servizi per gli ospiti. 

L'emergenza continua

L'assistenza nella Rsa San Giuseppe non si ferma. Per consentire agli ospiti laddove possibile di mantenere un legame con i familiari e con il mondo esterno sono state attivate videochiamate e dediche "radiofoniche" trasmesse a distanza dal personale. "Dall’esterno infatti famigliari e amici inviano attraverso la posta elettronica le richieste di canzoni con dediche, che ci aiutano a mantenere vivi i legami affettivi" spiegano dalla Fondazione. Grazie alla generosità di aziende e associazioni del territorio la fondazione ha dispositivi di protezione sufficienti per affrontare la situazione ma l'augurio è che si possa tornare presto alla normalità. Intanto è stata avviata una raccolta fondi per le donazioni come aiuto per fronteggiare le spese straordinarie legate all'emergenza. "Speriamo che tutto possa finire al più presto possibile ma purtroppo non dipende da noi" ha concluso la presidente Riva.

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