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Più partenze ma le ferie durano meno, come sono cambiati i consumi dagli anni '70 ad oggi

Lo studio della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Negli anni '70 un italiano su tre partiva per le vacanze, oggi il dato si è alzato al 50% del totale

Sempre più italiani partono per le vacanze ma ci restano meno tempo.

E’ questa una delle novità registrate nella tendenza dei consumi dagli anni ‘70 ad oggi insieme alla variazione di spesa dedicata agli alimenti, al caffè e alle auto rilevata dalle elaborazioni dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza su dati Istat e ACI.

I consumi degli italiani nel tempo sono cambiati e l’evoluzione delle abitudini e delle tendenze legate anche alla crisi porta oggi un italiano su due a partire per le vacanze, con un netto cambiamento rispetto a quanto accadeva negli anni 70 quando a lasciare casa per le ferie era solo il 33% circa della popolazione.

In tanti partono quindi ma non stanno via molto: se negli anni ‘70 la durata media dei viaggi vacanza era 19 giorni, oggi le ferie durano meno e gli italiani restano mediamente fuori casa per 11 giorni. Tra i cambiamenti intercorsi nel tempo insieme alle vacanze c’è anche il ricorso all’automobile per viaggiare: oggi si parte molto di più in aereo o ancora in nave e in treno e le immatricolazioni sono rimaste molto simili anche a distanza di quaranta anni con 1.376.667 vetture immatricolate nel 2014 a fronte delle 1.434.529 del 1971.

Tra le tendenze registrate dallo studio c’è anche l’abbassamento delle uscite relative alla spesa: spendiamo meno per la spesa alimentare e di più per gli altri generi di consumo. Nel 1973 una famiglia riempiva il carrello con circa 675 euro al mese mentre quarant’anni dopo la cifra è scesa a 460 euro. Sono cambiati gli interessi e le cifre anche per quanto riguarda l’intrattenimento.

Dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza infatti spiegano che “se il cinema spopolava negli anni Settanta (più di 9.900 biglietti venduti per 1.000 abitanti nel 1971 contro 1.815 nel 2009), oggi si spende di più per teatro e concerti (261 biglietti venduti per 1.000 abitanti nel 1971 contro 569 nel 2009)”.

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