Province, Allevi corre ai ripari: tavolo con tutti gli attori per reagire

Nessuno vuole Monza. La città si trova isolata dopo le dichiarazioni dei sindaci di Como e Lecco, che non ne vogliono sapere di unirsi nella Grande Brianza. Nei prossimi giorni una riunione con tutti gli attori istituzionali per studiare le contromosse

Il presidente della Provincia di Monza e Brianza, Dario Allevi (foto AP)

MONZA - Monti getta in allarme la Brianza; e, per usare una metafora, il codice da giallo sta diventando rosso. La provincia, è noto, rischia di saltare perchè non rispetta il vincolo di superficie previsto dal decreto sul riordino del Governo. Per sopravvivere, il testo impone di avere un territorio superiore ai 2.500 mq e  più di 350.000 abitanti. Monza ha la popolazione, ma non il territorio: come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi, l'orientamento dell'Upl (Unione delle Provincie Lombarde) è quello di proporre una sola provincia che comprenda la città di Teodolinda, Como e Lecco. Monza sarebbe capoluogo, per questioni di importanza economica.

OPINIONI DIFFERENTI - Ma Como non è d'accordo, e tramite il sindaco Lucini ha fatto sapere di preferire Varese, per questioni di affinità, oltre che di distanza da Milano. Roberto Maroni aveva proposto nei giorni scorsi una mega provincia transregionale che comprendesse anche alcune zone piemontesi.  Impraticabile, ma emblematico di come la questione è vista  dalle parti delle Prealpi. Risultato: nella peggiore delle ipotesi, se le altre trovassero un accordo, a Monza potrebbe non restare altra scelta che tornare con Milano, rientrando nella città metropolitana.

CHIAMATA ALLE ARMI -  E così è scattata la chiamata alle armi. Entro il 20 settembre l'Upl, di cui Dario Allevi è vicepresidente, deve presentare al CAL (Consiglio delle Autonomie Locali) una proposta operativa. Allevi ha  quindi chiamato a raccolta  per mercoledì 5 settembre tutte le forze del  territorio per un tavolo istituzionale a cui sono stati invitati il prefetto Giovanna Vilasi, gli 11 parlamentari brianzoli, il sindaco di Monza, consiglieri regionali, assessori e consiglieri provinciali. Non solo. Saranno presenti il presidente della Camera di Commercio Carlo Edoardo Valli, il presidente di Confindustria MB, il presidente dell'Unione Artigiani Walter Mariani e persino il presidente della potente Compagnia delle Opere Piero Paraboni (braccio operativo di CL, e quindi con contatti fino anche a Roberto Formigoni). Invitati  anche i segretari provinciali di CGIL, CISL e UIL. Un solo obiettivo: studiare le contromosse, anche se da Palazzo Grossi garantiscono che un ritorno con Milano non è possibile per via del testo di legge che non prevede la possibilità di entrare nella città metropolitana.

AVANTI A TAPPE FORZATE - Due giorni dopo, Il 7 settembre è in programma invece l'assemblea dei 55 sindaci della Brianza: anche se si discuterà dell'elezione del presidente, c'è da scommettere che anche in quell'occasione la questione più sentita sarà quella del riordino delle province. Il calendario naturalmente è in continuo aggiornamento. Molto dipenderà da quanto accadrà altrove. Restano 20 giorni a partire da oggi per trovare un accordo. Per il momento nessuno si sbilancia in maniera esplicita, ma, dato il clima, nessuno si fida. E una volta chiaro che questa volta si fa sul serio, è lecito aspettarsi scintille nelle prossime ore.

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