Monza e Brianza: la storia breve della «provincia che non c’è»

Tre i fattori che ne hanno impedito il decollo a lungo sognato: uno storico, l’altro geografico e l’ultimo economico

La provincia di Milano e (in verde) quella di Monza

MONZA – Ora è ufficiale: Monza e Brianza è finita nella soffitta della storia. «La provincia che non c’è» – di fatto – è stata cancellata prima ancora di diventare «maggiorenne». E di poter tagliare realmente il cordone ombelicale con Milano. Alcuni esempi sul suo stato eterno stato di «fanciullina»: la questura mai aperta, la competenza sulle strade mai ottenuta e la sede istituzionale rimasto un cantiere aperto. Ufficialmente «MB» è stata uccisa dalla crisi economica più grave di sempre e dai tagli del Governo Monti. In realtà, a decretarne la prematura fine, sono almeno tre fattori: uno storico, l’altro geografico e l’ultimo economico.

LA STORIA - Monza – nella sua storia millenaria – non è mai stata un capoluogo di provincia. Neppure sotto la regina Teodolinda, che pure le donò un duomo fastoso. Da sempre la «Brianza» monzese gravita sotto l’influenza di Milano. Un destino dettato anche dalla eccessiva vicinanza geografica: troppo pochi 15 chilometri per far coesistere due reali autonomie. Importante è anche il fattore economico: con i suoi 364 chilometri quadrati, i 55 comuni, gli 800mila abitanti e soprattutto le quasi 80mila imprese formano un trust economico che Milano non può permettersi di perdere nella corsa con gli altri motori produttivi d’Europa.

L'OSTRUZIONISMO DI MILANO - Il sogno di dire addio da Milano, coltivato a lungo da imprenditori illuminati come Walter Fontana e da politici lungimiranti come Vittorino Colombo, è rimasta però un’eterna «incompiuta». E il suo cammino è stato lastricato da mille e una difficoltà. Fin dal decreto istitutivo del 2004 sono stati decine i tentativi di sbarrargli la strada. E anche dopo le elezioni del 2009, Milano ha sempre fatto – più o meno larvatamente – un’azione di ostruzionismo. Sia nel trasferimento della «dote» economica, sia nella concessione delle risorse umane e delle competenze.

LA QUESTIONE DELLA SEDE - E’ un dato fatto – per esempio – che al momento del suo debutto la Provincia MB era ancora priva della sua sede istituzionale. Senza casa, i vari uffici furono dovettero accontentarsi di andare «in affitto». Presidente compreso, che prese dimora nella fastosa villa liberty di via Tommaso Grossi. Gli uffici invece finirono in un grattacielo di sette piani in piazza Diaz.

LA POLITICA - Poi, sono iniziati gli «incidenti» politici che hanno dimezzato la giunta provinciale del presidente Dario Allevi: le dimissioni dell’assessore provinciale Rosario Perri, travolto nello scandalo dell’affaire Ponzoni; poi l’arresto del vicepresidente Antonino Brambilla, risultato coinvolto in speculazioni territoriali in odore di ndrangheta; e ancora il forfait dell’assessore Luca Talice, travolto da uno scandalo sessuale.
Infine, il piano di riordino del Governo Monti e il «balletto» delle attribuzioni: prima con Como-Lecco, poi con Varese. E ora la definitiva cancellazione e il ritorno sotto l’ala dell’eterna madre e «matrigna» della Brianza: Milano.
 

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