Autovelox sulla Milano-Meda, la "lobby dei Comuni"

L'assessore provinciale Andrea Monti attacca ancora Milano sulla questione dei rilevatori di velocità: "Piazzati per fare cassa, altro che sicurezza. E i dati sulle multe sono smagriti".

MONZA - Autovelox sulla Milano-Meda,  è una questione di lobby.  Continua la battaglia a distanza tra Monza e Milano sul rilevatore di velocità posizionato sulla superstrada all'altezza di Paderno Dugnano: una vera e propria "macchina da multe" capace di elevare decine di contravvenzioni al giorno e quindi di determinare sostanziosi introiti per le casse comunali, complice anche il limite fissato a 80 km orari su una superstrada a due corsie per senso di marcia.  "Sono convinto che con questa faccenda la sicurezza stradale non c'entri proprio niente, anzi: i numeri forniti da Milano mi sembrano un po' smagriti" attacca l'assessore provinciale di Monza e Brianza Andrea Monti, che è convinto di aver trovato la "smoking gun" - la pistola fumante - che smaschererebbe "l'intento vessatorio, perlomeno dei Comuni".

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LOBBY - Nella ricostruzione di Monti, il Governo avrebbe dovuto convertire in legge tramite decreto il comma 12 bis dell'art 42 del Codice della Strada. La norma prescrive che il 50% degli introiti delle multe vada all'ente proprietario delle strade, l'unico interessato  - e legittimato - a fare manutenzione. Il decreto, afferma l'esponente leghista,  non è stato emanato grazie al lavorio sotterraneo delle lobby, ma la legge sarebbe comunque da ritenersi in vigore. A questo punto, però, un'interpretazione dell'ANCI (l'associazione dei Comuni) avrebbe stabilito in punta di diritto che l'applicabilità della norma partirre dal 2013, violando lo spirito della legge. Queste le tesi di Monti, ora si attende la replica dell'assessore milanese  Giovanni De Nicola, che nei giorni scorsi si era già difeso dalle accuse dicendosi interessanto eclusivamente alla sicurezza.

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