Strage in tribunale, il killer: “Quel posto è l’origine dei miei mali”

Quando è stato fermato Claudio Giardiello aveva ancora l'arma carica e in pugno. Ai carabinieri: "Il tribunale mi ha rovinato". Per lui si ipotizzano i reati di omicidio plurimo premeditato e tentato omicidio

Un rancore verso i suoi ex compagni di avventura e verso chi quell’avventura l’aveva distrutta, almeno secondo lui. Un odio, irrefrenabile, verso chi - nella sua testa - lo aveva costretto ad essere un imprenditore fallito e pieno di debiti. Ha una sola spiegazione la strage di giovedì al tribunale di Milano: la rabbia di Claudio Giardiello, il killer, verso il tribunale di Milano e i suoi giudici e avvocati. 

“I MIEI MALI” - “Il Tribunale mi ha rovinato - avrebbe detto subito dopo l’arresto - Quel posto è l’origine di tutti i miei mali”. Poi, un movente “sussurrato”: “Mi sono vendicato di chi mi ha rovinato”. Quindi, il silenzio e la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere. 

COLPO IN CANNA - Quando i carabinieri lo hanno arrestato a Vimercate, a pochi metri dal centro commerciale “Torri bianche”, il killer aveva ancora la pistola in tasca e il colpo in canna. Segno evidente che non avrebbe avuto problemi ad usare ancora una volta l’arma. Cosa che, hanno ricostruito i militari, avrebbe fatto se fosse riuscito ad arrivare a Carvico, dove avrebbe voluto uccidere anche Massimo D’Anzuono, suo ex socio. Ad evitare che la lista delle vittime si allungasse ulteriormente sono stati gli uomini dell’arma di Vimercate, pronti e tempestivi nel fermare il killer, fuggito dal tribunale di Milano dopo la strage. 

LE VITTIME - Sotto i suoi colpi, giovedì mattina, sono caduti il giudice Fernando Ciampi, l’avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani e l’ex socio Giorgio Erba. Feriti, negli stessi minuti di follia, il commercialista Stefano Verna e l’imprenditore quarantenne Davide Limongelli. A legare tutti loro, una sola variabile impazzita: la Magenta S.r.l, l’azienda di Giardiello, accusato di bancarotta fraudolenta proprio per il fallimento della sua ditta. 

L’INCHIESTA - Per questo, per quello che appare un piano “lucidamente folle”, per Giardiello la procura di Brescia ipotizzerà le accuse di omicidio plurimo premeditato, tentato omicidio e lesioni gravi. Sabato mattina, il killer - che prima di avvalersi della facoltà di non rispondere ha spiegato di aver agito per vendetta -, sarà interrogato per la convalida dell’arresto. 

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