Desio dà l’ultimo saluto a Giampiero Mariani: campane e Nabucco

Un'intera città si è fermata per dare l'ultimo saluto a uno dei sindaci più amati di tutti i tempi: chiesa e piazza mai viste così piene

La bara esce dalla basilica di Desio (foto Piero Vismara)

DESIO – Quando era entrato all’ospedale per l’ultima volta, aveva affidato un compito ai suoi amici: «Me racumandi, ten d’occ i me campann, mi raccomando, prendetevi cura delle mie campane». Ieri – per la prima volta – le otto campane di Desio hanno suonato per lui. A salutare Giampiero Mariani, mercoledì pomeriggio, sono arrivati in tanti.

PIU' DEL PAPA - La Basilica dei Santi Siro e Materno e piazza Conciliazione erano più piene di quando – il 21 maggio 1983 – era arrivato a Desio Papa Giovanni Paolo II. Dentro la chiesa e in piazza apparentemente c’era una folla indistinta. In realtà, nessuno era lì per caso. Ognuno dei presenti ha portato con sé un ricordo personale di un uomo che – nei cinque anni da sindaco, nei 42 anni di attività politica e nei 60 di impegno sociale – è riuscito ad appartenere a tutti i desiani.

GIAMPIERO MARIANI: IL SINDACO DELLA GENTE

Sull’altare tanti sacerdoti. Tutti lo hanno conosciuto e amato: il parroco, don Elio Burlon e i suoi collaboratori don Sandro Mottadelli e don Ugo Arrigoni, il coadiutore dell’oratorio, Don Giuseppe Maggioni. E ancora don Gianluigi Frova, don Luca Raimondi, don Giuliano Parravicini. «Era l’uomo dell’impegno sociale – ha ricordato don Elio -. Il mio ricordo va in particolare al lavoro all’Unitalsi e per gli ammalati. Lo stesso stile ha usato anche nel suo impegno di sindaco». In prima fila, accanto alla sua famiglia, c’erano il sindaco Roberto Corti e il suo vice, Lucrezia Ricchiuti.

«HO PERSO UN AMICO» -  Tra la gente, molti volti noti e tante persone che non escono mai di casa; politici di ogni schieramento e responsabili di associazioni; cristiani ferventi e persone che in chiesa non c’avevano mai messo piede. Molti avevano gli occhi rossi: «Sono triste – ha esclamato una nonna che ha portato in chiesa i suoi nipoti -: ho perso un amico». «Era una bella persona – ha aggiunto un ex vigile urbano -. Non era solo uno che conosceva tutti. Il bello è che con tutti riusciva a instaurare un dialogo». «Il suo entusiasmo e l’ostinazione nell’andare avanti e nel superare oltre ogni ostacolo – ha detto un giovane che ha condiviso con lui l’impegno sociale – è per noi un esempio di positività che porteremo sempre dentro».

VA' PENSIERO - All’uscita dalla chiesa, un’ultima sosta nella «sua» piazza, dove ogni anno organizzava la «pentola della solidarietà»: una mega trippa fuori stagione (in piena estate) con l’incasso devoluto ai bambini di Cernobyl. La banda «Pio XI» gli ha dedicato un’esecuzione del suo brano verdiano preferito: il «Va Pensiero». Ora riposerà nello storico cimitero di via Rimembranze: nel cuore della vecchia Desio.

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