"Zio Nik" e il socio, gli spacciatori con l'autista e il loro market dell'eroina nell'oasi naturale

Sgominata una banda che spacciava nel parco dello Groane. Ecco chi erano due capi

I capi erano due, con tanto di autisti personali che ogni mattina li prelevavano a casa e li accompagnavano sul luogo di lavoro. Attorno a loro, invece, c'erano aiutanti di ogni genere: dai due che si occupavano di "preparare il terreno" a una sorta di "maschera" dei vecchi cinema, passando per tossicodipendenti disperati che in cambio di una dose si trasformavano in piccoli pusher. 

Il tutto in un parco, quello delle Groane, che sulla carta è un'oasi protetta di regione Lombardia e che invece negli ultimi mesi si è trasformato in un supermercato a cielo aperto della droga. 

I carabinieri della tenenza di Cesano Maderno - con il coordinamento dei pm della procura di Monza, Luisa Zanetti e Carlo Cinque - venerdì mattina hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare che ha fatto finire nei guai dieci persone - tre in carcere, uno ai domiciliari e sei con divieto di dimora in Lombardia -, accusate di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dall’uso delle armi. 

Video | La vedetta armata a guardia dei pusher

I capi, il "preparatore" e l'autista

L'indagine dei militari è iniziata il 27 ottobre scorso, quando i carabinieri sono riusciti a installare alcune telecamere nel parco, nei pressi della stazione ferrovia di Cesano Maderno Groane. Le immagini, registrate fino al 5 dicembre, hanno permesso a investigatori e inquirenti di certificare quello che i pm hanno definito un vero e proprio minimarket della droga. 

A capo del gruppo c'erano due marocchini: Adil Karimi - noto anche come "Nik" o "Zio" - e Omar Safi, entrambi 33enni. Al "terzo posto" della banda c'era un italo russo di ventidue anni - sono loro i tre uomini finiti in carcere -, che ogni mattina entrava nel parco per preparare, letteralmente, il tavolino sui cui accogliere i tossici e vendere gli stupefacenti. 

Un livello più sotto, invece, c'era un quarantenne, un italiano finito ai domiciliari che spesso ricopriva il ruolo di autista per i due capi. A completare l'organizzazione c'erano una vedetta, un "body guard" - sempre armato di mazza da baseball o machete -, un uomo che si occupava di accompagnare i "clienti" al punto dello spaccio e alcuni tossicodipendenti che in più di un'occasione hanno accettato di vendere droga per il gruppo in cambio di una dose. 

La droga di "pessima qualità"

Una droga - cocaina o hashish, ma soprattutto eroina di "pessima qualità", ha spiegato la pm Zanetti - che veniva venduta anche a cinque euro a dose o in cambio di macchine fotografiche, cellulari - spesso rubati - e biciclette. 

Perché nel mini market della droga di "zio Nik" l'importante era vendere, sempre e comunque. Tanto che in un giorno di pioggia intensa - quando i carabinieri già li stavano tenendo d'occhio -, i due capi marocchini avevano ordinato a tutti di spostare la vendita nell'ascensore della vicina stazione.

Il giorno dopo, poi, erano tornati al loro posto, un'altra volta in quel parco trasformato in un'oasi di spaccio. 
 

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