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Morti sul lavoro: il covid fa una strage, e dalla Brianza l'appello a ripartire in sicurezza

In un anno sono morte 461 persone contagiate sul lavoro. Ma non si ferma la strage delle morti bianche. Il brianzolo Matteo Mondini chiede un incontro con il ministro Orlando “Fermiamo le stragi”

“Caro ministro Andrea Orlando non serve solo far ripartire l’economia e il lavoro, ma bisogna farlo ripartire in sicurezza. Dall’inizio dell’anno sono già 85 le persone morte sul luogo di lavoro, e purtroppo, attorno a queste morti c’è sempre il più profondo silenzio. Io, come già detto al suo predecessore, mi metto a disposizione del Paese per investire sulla cultura della sicurezza nei posti di lavoro. Vorrei parlarle personalmente, non in videochiamata: non sono qui per protestare, ma semplicemente per proporre idee che ho già illustrato anche all’ex ministro Nunzia Catalfo”.

A parlare è Matteo Mondini, 38 anni di Cesano Maderno, che nel 2010 è rimasto gravemente ferito a causa di un incidente sul lavoro.  Un mettersi a disposizione dello Stato che arriva proprio in concomitanza di un bilancio tutt’altro che felice: da gennaio 2020 a gennaio 2021 sono 461 le persone morte sul lavoro a causa del covid, con un incremento del 9% nel solo mese di gennaio rispetto a dicembre, con il numero più elevato di vittime in Lombardia. A ciò si aggiunge un altro numero molto importante: 147.875 le denunce di infortunio non mortale sul lavoro legate al covid, con un’impennata a gennaio del 12,8%.

Covid: i numeri di un anno di strage sui luoghi di lavoro

Numeri da far accapponare la pelle quelli diffusi dall’indagine condotta dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineereing. Un bollettino di guerra che a dodici mesi dall’inizio dell’emergenza sanitaria pare tristemente non fermarsi. In Lombardia il triste primato di vittime sul lavoro per Covid con il 35,4% delle denunce (163 decessi), seguita da Campania (48), Piemonte (40), Emilia Romagna (37), Lazio (35), Puglia (25), Liguria (20 ), Sicilia (18), Abruzzo (15), Toscana (14), Marche e Veneto (12), Umbria (5), Calabria (4), Molise e Friuli Venezia Giulia (3), la provincia autonoma di Trento, la Valle d’Aosta e la Sardegna (2).

I settori più colpiti dalle morti per covid

Il settore che ha registrato il numero maggiore di morti a causa del coronavirus è quello dell’industria e dei servizi (91,5%) con il 25,9% di vittime nel settore della sanità e assistenza sociale, il 13,2% nel settore manifatturiero (lavorazione prodotti chimici, farmaceutica, stampa, industria alimentare…), il 10,7% il settore nella Pubblica amministrazione e nella Difesa e quello di trasporti e magazzinaggi, mentre il commercio arriva a rappresentare il 9,8% dei decessi.
Le vittime erano impiegati nei settori impiegatizi, addetti alla segreteria e agli affari generali (11,2%); infermieri, fisioterapisti (10,7%); medici (6,7%). E ancora: conduttori di veicoli a motore (5,6%), operatori sociosanitari (5,1%), il personale non qualificato nei servizi sanitari e istruzione (portantini, ausiliari, bidelli) (4,2%).
“I dati raccontano in modo dettagliato il dramma delle morti e degli infortuni legati al covid – commenta Mauro Rossato, presidente dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineereing -. Una proiezione che deve aiutarci a riflettere su quanto si possa fare sul fronte della prevenzione. Perché gli strumenti legislativi nel nostro Paese ci aiutano ad evitare il contagio nei luoghi di lavoro e ora che sono arrivati anche i vaccini, il percorso sul fronte preventivo potrà essere sempre più efficace”.

Mondini: "Fermiano la strage; non si muore solo per il covid"

Matteo Mondini accende i riflettori sulle cosiddette “morti bianche” non legate al covid. Morti che nei primi due mesi dell’anno hanno già raggiunto quota 85. “Bisogna ritornare a parlare, non solo di lavoro, ma di sicurezza nei luoghi di lavoro. Purtroppo la pandemia non ha fermato la continua strage di poveri innocenti che perdono la vita sul luogo di lavoro. In questa fase molto delicata l’economia deve ripartire, ma bisogna farla ripartire garantendo sicurezza ai lavoratori. Anche la politica deve fare la sua parte: è arrivata l’ora di una sveglia, non si possono chiudere orecchie e occhi di fronte a questa continua strage di innocenti”.
Un tema che Mondini ha molto a cuore. “Dopo il mio infortunio ho trovato un impiego a tempo indeterminato. Ma non stavo bene: sentivo che avevo un compito più importante da portare avanti. E malgrado le mille difficoltà ho deciso di licenziarmi e dedicarmi interamente al tema della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. Perché io, miracolosamente, sono un sopravvissuto ma ci sono migliaia di famiglie che continuano a piangere i loro cari”.

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