'Ndrangheta, Rosati (Genoa): "Mai avuto rapporti con la criminalità"

L'attuale vicepresidente del Genoa si dissocia dall'interpretazione di essere stato vittima del clan brianzolo scoperto il 4 marzo

Antonio Rosati

Antonio Rosati, ora vicepresidente esecutivo del Genoa, non ci sta: da un giorno il suo nome è su tutti i giornali, come parte offesa in una inchiesta sulla 'ndrangheta e in particolare sul clan guidato da Giuseppe Pensabene, tra Desio e Seregno. Parte offesa, non colluso. Il suo nome è finito nelle carte del gip insieme a quello dialtri "colleghi": Gianbartolo Pozzi (direttore generale della Spal) e Giuseppe De Marinis (ex presidente della Nocerina).

Rosati, che è anche imprenditore edile, secondo la tesi accusatoria risulta "in rapporti d'affari con Giuseppe Pensabene", ovvero il presunto boss di tutto il sodalizio. Secondo quanto si legge nell'ordinanza, con lui "l'associazione mafiosa concordava di operare alcune speculazioni edilizie".

Immediata la replica del dirigente sportivo. "Nella mia vita di imprenditore - scrive in una nota - non ho mai avuto a che fare con persone legate alla criminalità organizzata e qualora succedesse non avrei alcun timore, ma anzi una forte volontà, di rivolgermi senza ritardo all'autorità giudiziaria per denunciare ogni reato di cui fossi a conoscenza, a maggior ragione se perpetrato a danno mio o delle mie aziende".

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Rosati prosegue affermando di non conoscere i fatti che lo vedrebbero coinvolto e di essere a disposizione dei magistrati.

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