Accoltellato e bruciato per un debito di 800 euro: presi gli assassini di Glenn Padilla

I carabinieri hanno fermato i presunti assassini di Villamar Glenn Padilla, il filippino trentaseienne trovato carbonizzato in un campo di Novate Milanese a gennaio scorso. I quattro killer hanno agito per vendetta

Si sono presentati a casa sua, in viale Mar Jonio 2, con una scusa. E quando la vittima, ignara di tutto, ha aperto loro la porta è iniziata la follia.

Lo hanno colpito con una mazza da baseball, poi lo hanno accoltellato e lo hanno strangolato, lasciandolo morto sul pavimento di casa sua. Quindi, il giorno dopo, sono tornati, lo hanno caricato in un furgone e lo hanno “scaricato” in un campo di Novate Milanese, dove lo hanno bruciato, sperando di cancellare le tracce.

E’ stato ucciso per un debito di ottocento euro e per dissidi legati a un giro di droga, Villamar Glen Padilla, il trentaseienne filippino trovato morto e carbonizzato lo scorso 26 gennaio in via Trento e Trieste a Novate Milanese. Ad agire, secondo la ricostruzione dei carabinieri, con una lucida follia, sono state quattro persone, tutte con precedenti per spaccio e tutte fermate perché indiziate di delitto: Chester De Mesa, ventisette anni; Luigi Ruvolo, cinquantasette anni, di Messina; Pascual Buidon, trentacinque anni, e Calo J. Lardizabal, venticinque anni.

I provvedimenti, sono arrivati al termine di una lunga indagine dei carabinieri di Monza, che ha impegnato i detective dell’arma con intercettazioni telefoniche e ambientali e traduttori. Le ricerche dei militari avevano avuto una svolta con l’identificazione del cadavere, avvenuta solo grazie a un tatuaggio sulla mano del trentaseienne, che aveva resistito alle fiamme. A quel punto gli investigatori si sono mossi nella cerchia delle frequentazioni della vittima ed erano riusciti a scoprire che lo stesso Padilla aveva precedenti per droga ed era responsabile di un giro di spaccio di shaboo in zona San Siro.

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A scatenare la furia dei suoi killer sarebbe stata l’intenzione del filippino di abbandonare la piazza milanese per stabilirsi a Biella dove vive la sua compagna e aprire lì un nuovo business. Così, però, Padilla avrebbe lasciato all’asciutto i suoi “soci”, che lo usavano come canale preferenziale per comprare la droga - probabilmente da spacciare -, e soprattutto non avrebbe saldato un debito da circa ottocento euro. Meno di mille euro, quindi. Ma abbastanza per uccidere.

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