Rinvio a giudizio per i tecnici infedeli che «gonfiarono» il valore di Villa Bagatti

La vicenda

Una villa che i varedesi hanno pagato sei milioni. Tre dei quali – secondo la Guardia di Finanza di Seveso – erano di troppo. E’ iniziata al Tribunale di Monza l’udienza preliminare per le tangenti che – secondo l’accusa – sarebbero state pagate per gonfiare il valore di Villa Bagatti Valsecchi: la storica dimora acquistata nel 2008 dal Comune di Varedo.

La Finanza di Seveso ha effettuato il sequestro preventivo di beni immobili per tre milioni: la somma monstre che – secondo le Fiamme Gialle – sarebbe stata pagata oltre il reale valore dell’immobile. L’accusa, il pm Franca Macchia, ha chiesto il rinvio a giudizio per Emanuele Padoan, l’architetto, allora presidente della commissione risorse territoriali e consigliere comunale di maggioranza per il progetto di recupero della villa. Rinvio a giudizio richiesto anche per Dario Morlini, architetto incaricato dal Comune per la stima sull’edificio. Secondo l’accusa, Padoan ricevette 300mila euro e Morlini 13 mila euro, per favorire l’acquisizione a condizioni di favore per la società cedente». Le somme furono versate dalle società «Arbo» e «Loco Varedeo».

Anche per queste società, amministrate da Giacomo Fantoni e Federico Borsani, è stato chiesto il rinvio a giudizio. Il Comune di Varedo si è costituito parte civile insieme alla associazione «La Versiera» (che acquistò la villa per conto del Comune). La difesa ha invece chiesto il proscioglimento di Morlini sostenendo che la perizia sia legittima. Si torna in aula il 28 giugno.

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