Dimissioni Mangili da Senato, il marito: "Nessuna parentopoli, così stop ai veleni"

E' Walter Mio, marito di Govanna Mangili, a spiegare la scelta della moglie di rinunciare all'incarico a Palazzo Madama. Il Movimento fa quadrato

La pagina Facebook con la spiegazione delle dimissioni

CESANO MADERNO  - A far luce sulle dimissioni di Giovanna Mangili ci pensa il marito, Walter Mio, ex candidato sindaco di Cesano e oggi consigliere Comunale. 

DIMISSIONI MANGILI, I GRILLINI SAPEVANO DALL'8 MARZO

In un post pubblicato sulla sua pagina Facebook l'attivista grillino fa riferimento ad attacchi personali. "Abbiamo aspettato l'ufficialità della notizia volutamente  - ha commentato Mio - Alle accuse di inciuci, presunte impossibili ridicole cordate, parentopoli brianzole  e altre infami accuse, abbiamo deciso di rispondere con un gesto forte e chiaro: le dimissioni da senatrice di mia moglie Giovanna Mangili".

Il consigliere prosegue così. "Per ridare dignità personale a una persona che ha sopportato in silenzio attacchi per non danneggiare un movimento che ha sempre sostenuto e sempre sosterrà. Un modo deciso e inequivocabile per dimostrare a quanto hanno sparso veleno sul desiderio di facili poltrone familiari". 

LE REAZIONI - I grillini fanno quadrato attorno alla coppia per una decisione non condivisa da molti, ma  accettata da tutti in nome della serenità. In realtà all'interno dello stesso Movimento, il matrimonio tra Mangili e Mio non è certamente il caso più eclatante di elezione "doppia": la palma d'oro spetta alla senatrice Ivana Simeoni, operatrice del 118 a Latina, eletta a Palazzo Madama a febbraio 2013. La Simeoni è madre di Cristian Iannuzzi: il giovane nel corso delle medesime consultazioni politiche è stato infatti eletto alla Camera. 

IL MECCANISMO - A favorire un risultato del genere, il meccanismo stesso delle Parlamentarie a Cinque Stelle. Le regole consentivano il voto solo agli iscritti di lungo corso. Questo ha ridottto di molto la base dei votanti, limitandola agli attivisti: naturale che all'interno i voti si siano "accumulati" attorno alle figure più o meno carismatiche. Un esempio: Mangili ha raccolto alle Parlamentarie 231 preferenze - seconda assoluta tra Monza e Milano subito dietro a Paola Carinelli (602).

Il risultato della consultazione interna al partito si è convertita in una buona posizione nella lista elettorale: per Mangili addirittura un posto da capolista al Senato. Un dettaglio fondamentale con le liste bloccate del Porcellum, che - una volta contati i voti e calcolati i seggi a cui ogni partito ha diritto - , li assegnano in base all'ordine di iscrizione.

Di qui le accuse: dopo il boom alle urne dei Cinque Stelle, sono bastati poco più di 200 voti per entrare a Palazzo Madama, numero con cui in una città di piccole dimensioni come Monza si rischia di non entrare in consiglio comunale. Il resto lo ha fatto la macchina mediatica del partito, raccogliendo consensi nel nome di Grillo che sono automaticamente confluiti sui candidati. 

LE CORRENTI - L'accusa è quindi quella di aver convogliato i voti sulla Mangili sfruttando la popolarità del marito Walter Mio, che per le comunali del 2012 riuscì a portare in piazza a Cesano Maderno il leader in persona. Una dinamica non certo sconosciuta ai partiti, che più di un mal di pancia ha provocato all'interno del Movimento. Correnti ufficialmente non ne esistono ancora, ma finchè il meccanismo delle primarie interne non andrà a regime - consentendo la votazione a una base sufficientemente ampia -, sarà molto facile far convergere i voti su un solo candidato.  

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