Coronavirus, la Lombardia verso i 9mila contagi e 744 morti: i dati aggiornati

La situazione più preoccupante al momento si registra nell'area di Bergamo dove il numero delle persone positive al tampone è salito a 2.135

Ventuno giorni di emergenza Coronavirus: 8.725 contagi in Lombardia - 1.445 in più di ieri - e 4.257 persone in ospedale, 744 i decessi. Infine le persone guarite da Covid-19 sono 1085.

Questi gli ultimi numeri aggiornati della diffusione del contagio da Covid-19 resi noti nel tardo pomeriggio di giovedì dall'assosre regionale al Welfare Giulio Gallera. "L'unico modo per sconfiggere il coronavirus e vincere la battaglia contro questa infezione è evitare di contagiare e di essere contagiati" ha ribadito l'assessore, illustrando la situazione di difficoltà dei presidi ospedalieri dove si trovano ricoverate 605 persone in terapia intensiva.

La situazione più preoccupante riguarda al momento la provincia di Bergamo dove si registrano 2.135 casi positivi. A Brescia attualmente i casi sono 1598, a Como 98, a Cremona 1302, a Lodi 1.123 con solo 88 nuovi contagi, Pavia 468 e Milano con 1.146. I dati relativi alla provincia di Monza e Brianza devono ancora pervenire: Regione Lombardia li comunicherà con una nota in serata.

A Monza negozi chiusi per evitare contagi

Mercoledì sera, con un altro decreto, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato la serrata totale. "Questo è il momento di compiere un passo in più, quello più importante. Ora disponiamo anche la chiusura di tutte le attività commerciali, di vendita al dettaglio, ad eccezione di quelle dei beni di prima necessità e delle farmacie. Chiudiamo i negozi", ha detto il premier nel suo discorso alla nazione. Il decreto vale dal 12 al 25 marzo.

Tutti i negozi e le attività che possono restare aperte

Di giorno, dunque, non potranno più rimanere aperti bar e ristoranti, anche se in tanti, già in autonomia, avevano chiuso, soprattutto a Milano e in Lombardia. Saracinsche giù in tutte quelle attività non di carattere primario: estetiste, parrucchieri, pub, sale giochi, eccetera.

I ristoranti potranno fare consegne a domicilio, ma con tutte le precauzioni sanitarie del caso. "Per le attività produttive - ha spiegato ancora Conte - va incentivato il più possibile il lavoro agile, incentivate le ferie e i permessi".

Continuano a lavorare invece le fabbriche e le aziende, anche se è fortemente consigliata la chiusura di rami non necessari ed è obbligatorio garantire la sicurezza degli operai. Resta fermo il consiglio - quasi un obbligo - "io resto a casa", per cercare di ridurre al minimo le possibilità di contagio.

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