Operazione "Transitus", in manette un egiziano coinvolto nell'affare monzese dei "viaggi della speranza"

L'inchiesta "Transitus", condotta dalla Squadra Investigativa del commissariato di Polizia di Stato di Monza, si era conclusa con dodici arresti nell'estate scorsa

Si era reso irreperibile dallo scorso agosto, quando per lui, come per altre undici persone era stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina.

Ma la sua "latitanza" è terminata lo scorso sabato, a Milano, in via Sammartini. Qui il 34enne egiziano, è stato sorpreso da una volante di Polizia di Stato impegnata in un controllo straordinario del territorio mentre si aggirava nei pressi di uno dei centri di accoglienza cittadini, forse in attesa di concludere qualche "affare" e offrire la speranza di una fuga verso il Nord a qualche profugo. Anche l'uomo, residente a Vimodrone e in possesso di regolare permesso di soggiorno, risulta essere infatti una delle figure coinvolte nelle attività dell'organizzazione criminale sgominata dalla Squadra Investigativa del commissariato di Polizia di Stato di Monza, che si occupava di pianificare viaggi "della speranza" via terra e trasferimenti nei paesi del Nord Europa di profughi siriani. Quando i poliziotti hanno controllato i suoi documenti, dalla banca dati è emerso il suo conto in sospeso con la giustizia.

Nell'agosto 2016 la polizia di Stato aveva dato esecuzione a tredici ordinanze di custodia cautelare dopo aver portato alla luce con l'indagine "Transitus" un'organizzazione criminale dedita allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina composta da cittadini stranieri egiziani, siriani, romeni e una donna brasiliana.

I profughi pagavano dai 500 ai mille euro per raggiungere il Nord Europa. In cinque, sei o addirittura di più, aspettavano per giorni in un appartamento di Monza l'arrivo dell'autista e poi salivano sui mezzi, stipati uno accanto all'altro in condizioni disumane, alla volta della destinazione prescelta. A volte però il piano del viaggio cambiava e alla meta i cittadini stranieri non arrivavano mai, derubati di tutto dagli "scafisti" di terra a cui erano stati affidati e lasciati senza un centesimo in mezzo alla strada come avvenuto in due occasioni, in provincia di Bergamo e alle porte di Monza.

Tutto è iniziato quando nell'agosto 2014 in commissariato a Monza si è presentato un cittadino egiziano che voleva denunciare quanto gli era accaduto: l'uomo ha raccontato di essere stato avvicinato da un connazionale che gli aveva offerto del denaro per fare da autista durante alcuni viaggi clandestini per trasportare profughi siriani verso i paesi del Nord. Ma non era stato un episodio isolato: dalle indagini portate avanti dagli agenti, grazie alle intercettazioni e all'analisi dei tabulati telefonici, è emerso che non si era trattato di un singolo caso e che a Monza e dintorni c'era qualcuno che aveva messo in piedi un'organizzazione criminale per lucrare alle spalle della disperazione altrui. E' stato a questo punto che le indagini partite dalla Procura di Monza hanno coinvolto anche la Direzione Distrettuale Antimafia ed è stato individuato l'uomo al vertice dell'organizzazione criminale, un cittadino egiziano di 37 anni, F. M. R. A., residente a Monza con alle spalle alcuni precedenti per rapina, regolare sul territorio.

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Delle tredici persone coinvolte nell'inchiesta risulta ancora irreperibile una persona.

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