«L'inceneritore non serve più»: Desio fa ricorso al Tar e molla Bea

E' sempre più scontro aperto tra Bea e l'ex comune capo guida dell'inceneritore. Ora la polemica passa alle carte bollate e in futuro i desiani potrebbero fare a meno del termodistruttore

L'inceneritore di Desio

DESIO – I rifiuti sono in calo. Ovunque. Colpa della crisi che taglia i consumi, ma anche della aumentata coscienza ecologica. Più nessuno vuole bruciarli ma sempre più vogliono differenziarli e riutilizzarli. E Bea (Brianza Energia e Ambiente) che fa? Vuole investire 32 milioni di euro per aumentare la potenza del forno inceneritore di Desio e tenere vincolati a sé 11 comuni della Brianza per 20 anni con un contratto sul quale – più o meno – c’è scritto così: «prendere o lasciare».

Nove comuni hanno detto sì, alcuni a denti stretti. Due si sono astenuti. Uno solo ha detto no: Desio. Ieri il sindaco Roberto Corti (centrosinistra) ha presentato al Tar di Milano un ricorso contro il piano industriale di Brianza Energia Ambiente. Cinquanta pagine fitte fitte dove l’amministrazione comunale di Desio chiede di non essere costretto ad aderire a un contratto al quale non crede.

ALTRI METODI - «I forni inceneritori – ha spiegato Corti – tra pochi anni potrebbero essere inutili. La produzione di rifiuti è in calo e moderne tecniche di differenziazione e smaltimento dei rifiuti consentiranno tra pochi anni di fare a meno degli inceneritori. Non solo: esistono a pochi chilometri altri forni che sono a caccia disperata di rifiuti e sono disposti a incenerire quelli di Desio a un costo nettamente inferiore di quanto chiede Bea».

Ecco perché Desio non accetta imposizioni da Bea. E chiede di non essere costretto ad accettare il contratto del forno inceneritore di Desio a scatola chiusa. «Il Comune – ha aggiunto Corti – non può essere espropriato dalla peculiarità di decidere in che modo e forma gestire un servizio pubblico come i rifiuti».

VINCOLO VENTENNALE - L’obiettivo – a lunga scadenza – del Comune di Desio è chiaro: fare a meno, presto o tardi, del forno inceneritore. «Bea – ha proseguito il sindaco – vuole vincolarci per vent’anni. Ma è un tempo lunghissimo in un mondo in cui tutto cambia molto velocemente. Tra vent’anni i forni potrebbero essere inutili e noi resteremmo vincolati a un progetto anacronistico i cui costi aumentati cadrebbero sulle tasche dei cittadini».

EFFETTO DOMINO - Nel ricorso il Comune di Desio ha chiesto la sospensiva cautelare della deliberazione di Bea. Corti spera che la sua presa di posizione provochi un effetto domino tra gli altri comuni consorziati al forno inceneritore: «Mi chiedo come sia possibile che un buon sindaco deleghi senza fiatare la gestione dei rifiuti a un ente che impone un contratto unilaterale. Non sono sicuro che i miei colleghi abbiano approfondito la questione e abbiano capito in che situazione si vanno a infilare».

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"BEA? GESTITA COME UN'IMPRESA PRIVATA" - Lo scontro tra il Comune di Desio e il forno inceneritore di via Agnesi è sempre più aspro: «La verità è che dovrebbero essere i Comuni a dettare l’agenda del forno, e non il forno a imporre i suoi contratti ai Comuni. Le società pubbliche da tempo sono fuori controllo e Bea lo è totalmente, al punto da decidere loro in autonomia chi fare entrare nel consiglio di amministrazione. Quanto al presidente di Bea, Alcide Copreni, penso abbia gestito il forno come una sua impresa privata». Presto, in un consiglio comunale aperto, il sindaco Roberto Corti spiegherà questa sua presa di posizione a tutti i cittadini di Desio.

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