"Le vie dell'anima", le fotografie di Nomachi in Villa Reale

La mostra dal 30 maggio all'8 novembre al Serrone della Villa Reale. 200 scatti per raccontare attraverso le immagini la sacralità del quotidiano

Una ragazza nomade con il volto cosparso di una sostanza protettiva durante un pellegrinaggio Tibet, Cina 1990

Dopo Steve McCurry, in Villa Reale il tributo ai grandi della fotografia passa attraverso Kazuyoshi Nomachi. I lavori del fotografo giapponese saranno esposti alla Reggia di Monza, presso il Serrone della Villa Reale, dal 30 maggio all’8 novembre 2015.

LA MOSTRA - L’allestimento dal titolo “Le vie dell’anima” porterà nel capoluogo brianzolo una retrospettiva antologica dell’artista. Alla Villa Reale arriveranno circa 200 scatti per raccontare con le immagini la ricerca di Nomachi che, fina dal suo primo viaggio nel Sahara, all’età di venticinque anni, si è concentrato sulla sacralità dell’esistenza e del quotidiano, immortalando culture diverse e popoli che vivono in terre lontane e aspre. Il percorso espositivo si articola in sette sezioni concentrandosi sui paesi e sulle culture visitate dall’artista: Sahara, Nilo, Etiopia, Islam, Gange, Tibet e Ande.

Degli scatti colpisce la spiritualità e la bellezza che solo Nomachi sa cogliere in paesaggi dove i ritratti e le figure umane spiccano per dignità assoluta e si fondono con il contesto dando vita a creazioni che confondono la fotografia con la pittura. La luce è abbagliante come il sole del deserto, reale nelle sue oscillazioni e trascendentale al tempo stesso.

L’allestimento è stato progettato da Peter Bottazzi mentre la mostra è promossa dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, organizzata e prodotta da Civita Cultura, in collaborazione con Cultura Domani.

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L'ARTISTA - Nomachi nasce in Giappone nel 1946 a Mihara, un villaggio nel Distretto di Hata, Prefettura di Kochi. Studia alla Kochi Technical High School e inizia a scattare fotografie fin dall’adolescenza. Nel 1971 inizia la sua carriera come fotografo pubblicitario free-lance e l'anno successivo compie il suo primo viaggio nel Sahara, dove rimane colpito dalle dure condizioni di chi vive in un ambiente così ostile. Decide di dedicarsi al foto-giornalismo e dal 1988 rivolge la sua attenzione all'Asia per conoscere poi nel corso della sua vita anche il Tibet e il Buddismo, il Gange, le più sacre città dell’Islam, le Ande, il Perù e la Bolivia, per indagare l’intreccio fra cattolicesimo e civiltà Inca, ricerca che prosegue tutt’oggi.

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