Carate Nostra: Pdl e Lega restano, Pipino si dimette da solo

A provocare il tracollo il disagio creato dall'indagine Carate Nostra partita 4 mesi fa. Le accuse riguardano presunte tangenti per il Pgt; coinvolto anche l'ex assessore all'Urbanistica Sandro Sisler

Il Comune di Carate Brianza

CARATE BRIANZA – Armiamoci e partite. E’ finita così l’avventura politica di Marco Pipino. Il sindaco e la giunta avrebbero dovuto dimettersi in massa il giorno 28 novembre. Motivo: il disagio per l’inchiesta «Carate Nostra» che aveva svelato che erano stata pagate tangenti per modificare il Pgt del Comune. Un gesto nobile, che avrebbe dovuto sottolineare l’estraneità dell’esecutivo con la corruzione. Invece, il finale è stato degno di una commedia all’italiana.

Alla fine, a firmare davvero le dimissioni è stato solo il sindaco, Marco Pipino (centrodestra). Tutti gli altri assessori e consiglieri lo hanno lasciato solo. Non seguendolo in quello che sarebbe stato un gesto difficile ma nobile. «Ho presentato le mie dimissioni al segretario comunale – ha comunicato l’ormai ex sindaco -. E non ho nessuna intenzione di ritirarle. Avrei preferito che con me facessero un passo indietro anche i gruppi di maggioranza e d’opposizione. Ma non tutti erano d’accordo, per cui ho preferito fare da solo».

Ieri sera l’ultimo gesto politico per lui irrinunciabile: il taglio del nastro di un centro dedicato alla protezione civile al quale teneva moltissimo. Le dimissioni sono state firmate questa mattina alle 9, dopo che erano state preannunciate mercoledì sera nella notte, al termine di un tempestoso consiglio comunale e prima ancora fin da un mese fa.

Uomo onesto e dignitoso, Pipino avrebbe voluto andarsene già un mese fa. Non poteva: era necessario prima approvare il diritto allo studio e permettere agli studenti di Carate Brianza di studiare senza problemi. Così, si è turato il naso, e ha tirato dritto. Fino a stamattina. La "resistenza" durava già da quattro mesi. Per centoventi giorni ha sottolineato l’estraneità sua e della giunta dall’inchiesta «Carate Nostra» nel luglio scorso ha portato in carcere l’ex capogruppo del Pdl Maurizio Altobelli (poi ai domiciliari) e cinque professionisti per presunte tangenti legate al Pgt. Il colpo finale: il coinvolgimento nell’indagine dell’ex assessore all’Urbanistica Sandro Sisler, raggiunto un mese fa da un avviso di garanzia.

Ma alla fine, nella sua decisione di dimettersi, Pipino è rimasto un cavaliere nobile ma solitario. La Lega Nord, che pure era – a suo dire – rimasta una forza sempre leale, non lo ha seguito. E i consiglieri del Carroccio sono rimasti al loro posto. Irremovibili anche i consiglieri del Pdl, che pure erano dello stesso partito del sindaco.

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Pipino ha motivato così le sue dimissioni: «Non si tratta soltanto di senso di responsabilità politica ma anche di nutrire il necessario rispetto per quanti hanno manifestato disagio verso le vicende che hanno colpito questa amministrazione». Sull’immagine della maggioranza pesa soprattutto il coinvolgimento nella vicenda della presunta corruzione legata al cambiamento di destinazione d’uso di alcuni terreni di Paolo Vivacqua, l’imprenditore ucciso a colpi di pistola nel suo ufficio di Desio il 14 novembre del 2011. Un episodio inquietante che ha minato la serenità degli amministratori comunali. «Quanto  è accaduto nella giunta di Carate Brianza – ha affermato Maria Luisa Vergani della lista civica Altra Carate che milita nell’opposizione - ha creato una ferita profonda tra cittadini e istituzioni».

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