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Monza, la droga e i giovanissimi: i numeri (allarmanti) in città

L'intervista al direttore del Sert di Monza, il dottor Giovanni Galimberti

Giovanni Galimberti, direttore del Sert di Monza, ha risposto a qualche domanda in merito all'uso e all'abuso di droga a Monza tra giovanissimi. Un tema delicato che la cronaca dei recenti fatti avvenuti a San Rocco ha riportato all'attenzione. Quanti sono i giovani che il Sert segue con un percorso di riabilitazione? Quanti sono minorenni? Di che tipo di sostanze stupefacenti si tratta? Come si può intercettare il disagio e come intervenire? Quanto il lockdown ha inciso sull'aumento di situazioni critiche? Ecco l'intervista.

Monza, la droga e i giovanissimi: Quanti sono i ragazzi (in particolare il dato dei minorenni) che il Sert segue e ha in cura?

Il Servizio Dipendenze di Monza nel corso del 2019 ha avuto in cura 34 minori. Ampliando le fasce di età ha avuto in cura 109 giovani con età inferiore ai 21 anni (compresi i minori) e 130 giovani tra i 22 ed i 26 anni.

Di che tipo di dipendenze si tratta, da quali sostanze? 

Parlare già di dipendenza da sostanze in senso stretto per i giovanissimi non è sempre corretto, spesso si tratta di abusi di sostanze o alcol, non per questo meno pericolosi e dannosi. Certo nel tempo possono diventare dipendenza, le azioni di intervento precoce mirano tra gli altri obiettivi ad evitare l'escalation del rapporto con le sostanze. La grande maggioranza dei giovani presi in carico utilizza cannabinoidi, prendendo in considerazione il dato totale con età < ai 26 anni il 47% utilizza cannabinoidi, il 15%cocaina,  il 10% eroina ed il 115% alcol. 

E' molto interessante considerare che nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un incremento numerico costante di giovani presi in carico, all'interno di questo aumento si registra un incremento dei giovani assuntori di sostanze stupefacenti molto pesanti quali cocaina ed eroina.  

L'età del consumo di droga tra i giovanissimi ritiene si sia abbassata recentemente? Di che fascia d'età parliamo?

Purtroppo si, dal mio osservatorio i primi contatti con le sostanze avvengono frequentemente all'epoca delle medie inferiori. Questo fenomeno di anticipazione delle esperienze è di grande attualità e coinvolge altri aspetti della vita come per esempio la sessualità . Fermandoci al discorso delle sostanze trova diverse spiegazioni, tra questa l'estrema disponibilità ed i molti canali di reperimento di sostanze, il contenimento dei prezzi, i processi subculturali di normalizzazione dell'uso di sostanze, la difficoltà del mondo adulto di recitare il ruolo normativo, necessario a sostenere i giovani che non hanno fisiologicamente ancora maturato le competenze di valutazione dei rischi e delle conseguenza delle proprie azioni.   

Nei mesi del lockdown e della pandemia avete registrato un aumento delle richieste di aiuto o di contatti? L'isolamento e l'assenza di punti di riferimento quotidiani come la scuola, la frequentazione dei coetanei all'interno di luoghi istituzionali può aver in qualche modo avuto un ruolo nel ripiego sulle sostanze stupefacenti di molti giovanissimi?

Durante il lockdown non abbiamo avuto un incremento di richieste di aiuto, questo è successo al termine di quella prima fase. Ha coinvolto soprattutto il mondo adulto ed ha riguardato essenzialmente l'aumento di consumo di alcol, utilizzato spesso in termini auto curativi e consolatori (vedi dati consumo alcol 2020). Certo l'isolamento, ancora attuale, esperito dai giovani causa un grande disagio anche per la perdita dei riferimenti relazionali e di scansione del tempo, i primi solo parzialmente attutiti dai mezzi tecnologici. In questo senso è possibile che i giovani, come gli adulti si rivolgano ad alcol e sostanze per contrastare un malessere ormai evidente. Probabile che nei prossimi mesi assisteremo ad un incremento delle richieste di aiuto da parte dei più giovani o dai loro genitori. Queste richieste riguarderanno il mondo delle sostanze, mi aspetto un incremento rispetto l'utilizzo incontrollato di social, giochi on line, in sostanza di tutte quelle attività cui i giovani si sono maggiormente dedicati in questo lungo isolamento.

Come si può intercettare il disagio prima che diventi dipendenza? Quali sono i campanelli d'allarme da non sottovalutare soprattutto da parte delle famiglie?

Parlare di giovani è sempre complicato, perchè l'adolescenza di per sè è un età di cambiamento e di passaggio dall'infanzia all'adultità. Bisogna tener conto che in questa fase di vita, generalmente fino al superamento dei 20 anni, il cervello non è completamente maturo e si trova in uno stato sbilanciato in cui la parte emotiva/istintiva è già matura, mentre la parte razionale, deputata alle valutazione ed al decision makyng non è ancoira pronta. Questa situazione adolescenziale comporta fisiologicamente una condizione di grande emotività, sperimentata da tutti noi, in cui è non è sempre facile discriminare un passaggio critico necessario alla crescita da una condizione di grave disagio meritevole di intervento.

Detto questo è intuibile il delicato ruolo degli adulti nello stabilire regole chiare, rivestire ruoli definiti ed autorevoli ed infine vigilare sui comportamenti, consuetudini, amicizie, orari etc del minore. La via del dialogo è ovviamente fondamentale, anche se non sempre semplice, essere credibile con il ruolo di genitore senza passare per l'amicone, un compito arduo nella società odierna in cui i ruoli a differenza di qualche decina di anni orsono sono molto confusi ed indefiniti.  

Un'indagine dei carabinieri a ottobre ha portato alla luce un giro di spaccio di sostanze tra cui eroina ceduta anche a una minorenne. Eroina e cocaina diffuse e consumate tra giovanissimi: dal monitoraggio dei dati relativi alle dipendenze e ai percorsi riabilitativi quanto è allarmante la situazione a Monza e Brianza? 

La situazione è allarmante non solo a Monza ma in tutto il territorio nazionale. Monza non si distacca molto dai numeri che si possono reperire nelle relaziona annuale al parlamento sul consumo delle droghe in Italia. 

Soprattutto colpisce la mancanza di critica e la convinzione che emerge di non pericolosità e quasi di normalità da parte dei giovani, a volte anche degli adulti, rispetto l'utilizzo di sostanze, per non parlare poi dell'alcol, che viene ritenuto una bevanda innocua il cui utilizzo è naturale e scontato.   

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